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Robert Johnson, l’uomo che veramente ha venduto l’anima al Diavolo in cambio di saper suonare la chitarra?

23 Ago
Robert Johnson, l’uomo che veramente ha venduto l’anima al Diavolo in cambio di saper suonare la chitarra?

E’ conosciuto con molti nomi, in molte lingue. Tutti questi nomi evocano sensazioni in chi lo sente, di paura, disprezzo, orrore e altri sentimenti non buoni. Tutto ciò non è da meno dato che è considerato il principale antagonista della religione cattolica, egli è la figura maledetta per eccellenza, la bestia, il portatore di ogni male sulla terra e il padre di tutti i peccati. Ovviamente stiamo parlando di Satana!

Il Diavolo rappresenta il male puro, una figura dalla quale tenersi lontani se non fosse che per l’uomo quest’essere rappresenta anche una fonte di potere inaudito, e il potere come sappiamo è una delle principali debolezze umane che porta alla distruzione. L’uomo, pur di ottenere sempre più potere, sarebbe capace di tutto, anche di vendere la propria stessa anima al diavolo. Nei secoli siamo venuti a conoscenza di molte leggende di persone che hanno venduto la loro anima a Satana e oggi vi parleremo di una di una storia in particolare molto significativa attorno alla quale, ancora oggi, si discute sulla veridicità anche e soprattutto perché il protagonista è una leggenda della musica. Stiamo parlando di Robert Johnson.

Questa storia inizia nei primi del 900, siamo nello stato del Mississippi, nel nel sud degli Stati Uniti, e sappiamo tutti che in questa parte del globo la schiavitù è stata spietata e il razzismo è così radicato nella società da diventare quasi una parte del folklore e della cultura per questi stati. Il nostro protagonista è proprio un afroamericano, Robert Leroy Johnson, nato nel 1911 ad Hazlehurst nel sud del Mississippi, frutto di una relazione sporadica della madre. Infatti a scuola si faceva chiamare Robert Spencer, il cognome venne cambiato anni dopo quando scopri che il suo vero padre era un bracciante del luogo di nome Noah Johnson. La sua infanzia e la sua adolescenza sono state difficili per diversi motivi, un po’ per la società del tempo, un po’ per il carattere di Robert e un po’ anche per la signora Julia Major Dodds: ossia sua madre. Ella infatti aveva cambiato ben 2 mariti nel corso degli anni, il primo patrigno fu Charles Dodds Spencer e successivamente Dusty Wills, quest’ultimo in particolare non perdeva occasione per sottolineare che Robert fosse un buono a nulla con poca voglia di lavorare nei campi e che il suo unico interesse era quello di rintanarsi nelle notti all’interno dei Juke Joints: delle baracche frequentate principalmente da afroamericani dentro le quali si sentiva e si ballava musica dal vivo e dove la maggior parte delle canzoni erano improvvisate. In questi luoghi si bevevano litri di alcool del peggior Whisky e si ascoltava musica di ottima qualità. In quegli anni Robert era un ragazzo introverso, piccolo di statura, piuttosto gracile e con le spalle ricurve. Più passavano gli anni e più cresceva la sua passione per la musica. Una passione che lo salverà da un futuro da bracciante più che certo.

Dopo qualche anno lasciò la scuola perché non dimostrava particolari interessi per lo studio, egli era convinto che la sua vocazione fosse la musica. Così insieme a uno dei suoi dieci fratelli impara a suonare l’armonica e successivamente il suo interesse aumenta in particolar modo per la chitarra cercando imitare dei grandi chitarristi dell’epoca come Willie Brown, Charley Patton, Son House. Robert era così attratto dalla chitarra da trascorrere molte ore della sua giornata cercando di suonare questo strumento in maniera quasi ossessiva, ma con la chitarra, purtroppo Robert non era affatto abile e addirittura Son House e John Fahey, due persone che si sono esibite con lui che l’hanno conosciuto di persona, dicono:

Robert imbracciava la chitarra e iniziava a strimpellare solo per fare rumore e alla gente non piaceva, tanto che venivano a dirci: “Perché tu o Willie non andate a dirgli di smetterla? Ci fa impazzire”

e conclude dicendo:

Nemmeno un cane sarebbe rimasto ad ascoltarlo!

Ma Robert presto li avrebbe smentiti tutti. Si trasferì a Memphis all’età di 18 anni e nel 1929 conobbe Virginia Travis, una ragazza di 16 anni, che in futuro diventerà sua moglie. Successivamente la coppia si trasferì a Robinsonville e poco dopo la ragazza rimase incinta; questo probabilmente è il periodo più felice nella vita di Robert ma purtroppo sarà destinato a finire in modo molto crudele. infatti nel 1930, durante il parto, Virginia perde le vita e muore anche la creatura che portava in grembo. Dopo quest’episodio sconvolgente, Robert fini per vagabondare nelle città del Mississippi trascorrendo le sue giornate affogandosi nell’alcool e nella musica. Non rimaneva per molto in una città, si spostava di continuo come se stesse scappando da qualcosa o da qualcuno.

Per alcuni mesi nessuno ebbe più notizie di lui fino a quando una notte si presentò a uno dei tanti bar della sua città dove si esibivano i suoi amici i quali, molti anni dopo, dissero

Aveva uno sguardo profondamente diverso dal solito quella notte, i suoi occhi sembravano brillare. Era lo sguardo di uno che sa il fatto suo

Robert infatti prese la chitarra e si esibì in una performance perfetta, lasciando tutti sbalorditi soprattutto i suoi amici i quali sapevano che non era capace di suonare la chitarra. Da quel momento nacque la leggenda di Robert Johnson, il sovrano del Blues!

La sua bravura nel suonare la chitarra divenne tale che fin da subito c’era chi affermava che non era normale in pochi mesi imparare tali tecniche sopraffine, per una persona comune ci sarebbero voluti anni e anni di pratica nonché un talento naturale, cosa che Robert non aveva mai dimostrato. Così, forse anche per il frutto della gelosia, nacquero storie su di lui che vendette l’anima al diavolo.

Infatti la leggenda dice che Robert, logorato dalla sua brama di imparare a suonare la chitarra, si sia isolato nei luoghi più sperduti, strimpellandola per giorni e giorni senza mai ottenere alcun risultato fino a quando una notte a mezzanotte proprio all’incrocio di due strade si trovò di fronte un uomo molto alto vestito di nero, egli era Satana in persona e Johnson senza pensarci un attimo vendette la sua anima in cambio dell’ineguagliabile capacità di suonare la chitarra! Satana sorrise con una voce profonda e spettrale poi prese la chitarra di Robert, la accordò con cura e gliela restituì. Da quel momento Robert cominciò a suonare la chitarra in maniera perfetta. Questa storia è stata addirittura molto spesso alimentata e diffusa dallo stesso chitarrista. Da questo momento Robert si guadagnò fama e ammirazione nei diversi locali. Insomma, la sua chitarra conquistava tutti e il suo talento veniva riconosciuto anche da parte di chi, fino a quel momento, lo riteneva un incapace totale.

Purtroppo però, la tragedia della sua defunta moglie contribuì enormemente a rafforzare le storie del suo presunto patto col diavolo e molti dicevano che il suo primogenito e sua moglie siano stati portati via dallo stesso Satana e presto avrebbe portato via anche l’anima di Robert, ragione per cui non rimaneva fermo per molto in una città. Altri fatti particolari che alimentano queste voci è ad esempio l’abitudine di Robert di suonare da solo nei cimiteri fino a tardi completamente al buio, molti dicono che dopo il suo presunto incontro con Satana, gli bastasse sentire solo una volta una canzone alla radio ed essere capace di emularla alla perfezione il giorno dopo. Egli inoltre era molto geloso delle sue tecniche e non ha mai rivelato a nessuno i suoi trucchi, inoltre possedeva una vecchia Gibson semi-distrutta dalla quale non si separava mai.

Dovunque andasse, dunque, richiamava una grande folla attorno a se perché ignorare quelle note, quel tocco speciale di chitarra e quella voce così straziante e straordinaria, era semplicemente impossibile. Così si radunava intorno a lui una miriade di persone che gli chiedeva di suonare di tutto: dai pezzi western, al folk e persino la polka. Insomma, Robert era un prodigio vivente e presto si accorsero di lui anche le case discografiche. Incise 29 canzoni meravigliose, 29 pezzi fondamentali per la base del rock che nacque negli anni seguenti alla sua morte. Un altro fatto particolare è che nel momento di registrare, si voltava dall’altra parte e suonava la chitarra contro il muro quasi in un angolo, come se cercasse di nascondere il suo sguardo.

Come molti altri artisti leggendari, morì molto giovane, a quell’età maledetta di 27 anni e ovviamente anche la sua morte è coperta da un alone di mistero. L’ipotesi più accreditata è che sia stato avvelenato da un barista geloso e morì alcuni giorni dopo a seguito di atroci sofferenze e in preda alle allucinazioni. La madre, durante un’intervista con Alan Lomax, disse che il figlio sul punto di morte le ha posto la chitarra dicendole:

Non la voglio più mamma, non ne voglio più sapere. Ora sono figlio tuo, mamma, e del Signore. Sì, del Signore, non sono più del diavolo

Per finire non si conosce nemmeno dove riposino i suoi resti, infatti ci sono ben tre tombe nei dintorni di Greenwood con il nome Robert Johson inciso sopra. Una si trova nel cimitero della Chiesa Missionaria Battista di Mount Zion. Un’altra nel cimitero di Payne Chapel vicino a Quito, Mississippi. La terza lapide si trova sotto un enorme albero nel cimitero della Little Zion Church a nord di Greenwood, lungo la Money Road L’influenza di quest’uomo nel mondo musica è tale che vengono addirittura eretti dei monumenti a suo nome.

La musica di Robert Johnson è un unico lancinante calvario verso l’inferno dell’anima.

Grandi chitarristi come Eric Clapton gli hanno dedicato delle canzoni e Keith Richards dei Rolling Stones addirittura disse che la prima volta che sentì una delle sue canzoni, si incuriosì a tal punto che volle sapere chi fosse l’altro chitarrista che lo accompagnava, salvo poi accorgersi che non c’era nessun altro. Era lo stesso Robert che con una tecnica particolare suonava come se ci fossero due chitarre contemporaneamente.

In molte delle sue canzoni Robert parlava di diavoli che lo cercavano e che sarebbero venuti a prenderlo, chiaramente si riferiva ai diavoli all’interno di ogni persona, ai desideri più nascosti e a tutti gli istinti più infimi ai quali l’uomo spesso si concede perdendo così la propria integrità spirituale. Le sue canzoni sono sempre state malinconiche e strazianti, persino quelle che sembrano allegre, ascoltando la sua voce, diventano uno sgarro all’anima di chi le ascolta.

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Pubblicato da su 23 agosto 2014 in Maledizioni e possessioni

 

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