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Archivio mensile:agosto 2014

Robert Johnson, l’uomo che veramente ha venduto l’anima al Diavolo in cambio di saper suonare la chitarra?

Robert Johnson, l’uomo che veramente ha venduto l’anima al Diavolo in cambio di saper suonare la chitarra?

E’ conosciuto con molti nomi, in molte lingue. Tutti questi nomi evocano sensazioni in chi lo sente, di paura, disprezzo, orrore e altri sentimenti non buoni. Tutto ciò non è da meno dato che è considerato il principale antagonista della religione cattolica, egli è la figura maledetta per eccellenza, la bestia, il portatore di ogni male sulla terra e il padre di tutti i peccati. Ovviamente stiamo parlando di Satana!

Il Diavolo rappresenta il male puro, una figura dalla quale tenersi lontani se non fosse che per l’uomo quest’essere rappresenta anche una fonte di potere inaudito, e il potere come sappiamo è una delle principali debolezze umane che porta alla distruzione. L’uomo, pur di ottenere sempre più potere, sarebbe capace di tutto, anche di vendere la propria stessa anima al diavolo. Nei secoli siamo venuti a conoscenza di molte leggende di persone che hanno venduto la loro anima a Satana e oggi vi parleremo di una di una storia in particolare molto significativa attorno alla quale, ancora oggi, si discute sulla veridicità anche e soprattutto perché il protagonista è una leggenda della musica. Stiamo parlando di Robert Johnson.

Questa storia inizia nei primi del 900, siamo nello stato del Mississippi, nel nel sud degli Stati Uniti, e sappiamo tutti che in questa parte del globo la schiavitù è stata spietata e il razzismo è così radicato nella società da diventare quasi una parte del folklore e della cultura per questi stati. Il nostro protagonista è proprio un afroamericano, Robert Leroy Johnson, nato nel 1911 ad Hazlehurst nel sud del Mississippi, frutto di una relazione sporadica della madre. Infatti a scuola si faceva chiamare Robert Spencer, il cognome venne cambiato anni dopo quando scopri che il suo vero padre era un bracciante del luogo di nome Noah Johnson. La sua infanzia e la sua adolescenza sono state difficili per diversi motivi, un po’ per la società del tempo, un po’ per il carattere di Robert e un po’ anche per la signora Julia Major Dodds: ossia sua madre. Ella infatti aveva cambiato ben 2 mariti nel corso degli anni, il primo patrigno fu Charles Dodds Spencer e successivamente Dusty Wills, quest’ultimo in particolare non perdeva occasione per sottolineare che Robert fosse un buono a nulla con poca voglia di lavorare nei campi e che il suo unico interesse era quello di rintanarsi nelle notti all’interno dei Juke Joints: delle baracche frequentate principalmente da afroamericani dentro le quali si sentiva e si ballava musica dal vivo e dove la maggior parte delle canzoni erano improvvisate. In questi luoghi si bevevano litri di alcool del peggior Whisky e si ascoltava musica di ottima qualità. In quegli anni Robert era un ragazzo introverso, piccolo di statura, piuttosto gracile e con le spalle ricurve. Più passavano gli anni e più cresceva la sua passione per la musica. Una passione che lo salverà da un futuro da bracciante più che certo.

Dopo qualche anno lasciò la scuola perché non dimostrava particolari interessi per lo studio, egli era convinto che la sua vocazione fosse la musica. Così insieme a uno dei suoi dieci fratelli impara a suonare l’armonica e successivamente il suo interesse aumenta in particolar modo per la chitarra cercando imitare dei grandi chitarristi dell’epoca come Willie Brown, Charley Patton, Son House. Robert era così attratto dalla chitarra da trascorrere molte ore della sua giornata cercando di suonare questo strumento in maniera quasi ossessiva, ma con la chitarra, purtroppo Robert non era affatto abile e addirittura Son House e John Fahey, due persone che si sono esibite con lui che l’hanno conosciuto di persona, dicono:

Robert imbracciava la chitarra e iniziava a strimpellare solo per fare rumore e alla gente non piaceva, tanto che venivano a dirci: “Perché tu o Willie non andate a dirgli di smetterla? Ci fa impazzire”

e conclude dicendo:

Nemmeno un cane sarebbe rimasto ad ascoltarlo!

Ma Robert presto li avrebbe smentiti tutti. Si trasferì a Memphis all’età di 18 anni e nel 1929 conobbe Virginia Travis, una ragazza di 16 anni, che in futuro diventerà sua moglie. Successivamente la coppia si trasferì a Robinsonville e poco dopo la ragazza rimase incinta; questo probabilmente è il periodo più felice nella vita di Robert ma purtroppo sarà destinato a finire in modo molto crudele. infatti nel 1930, durante il parto, Virginia perde le vita e muore anche la creatura che portava in grembo. Dopo quest’episodio sconvolgente, Robert fini per vagabondare nelle città del Mississippi trascorrendo le sue giornate affogandosi nell’alcool e nella musica. Non rimaneva per molto in una città, si spostava di continuo come se stesse scappando da qualcosa o da qualcuno.

Per alcuni mesi nessuno ebbe più notizie di lui fino a quando una notte si presentò a uno dei tanti bar della sua città dove si esibivano i suoi amici i quali, molti anni dopo, dissero

Aveva uno sguardo profondamente diverso dal solito quella notte, i suoi occhi sembravano brillare. Era lo sguardo di uno che sa il fatto suo

Robert infatti prese la chitarra e si esibì in una performance perfetta, lasciando tutti sbalorditi soprattutto i suoi amici i quali sapevano che non era capace di suonare la chitarra. Da quel momento nacque la leggenda di Robert Johnson, il sovrano del Blues!

La sua bravura nel suonare la chitarra divenne tale che fin da subito c’era chi affermava che non era normale in pochi mesi imparare tali tecniche sopraffine, per una persona comune ci sarebbero voluti anni e anni di pratica nonché un talento naturale, cosa che Robert non aveva mai dimostrato. Così, forse anche per il frutto della gelosia, nacquero storie su di lui che vendette l’anima al diavolo.

Infatti la leggenda dice che Robert, logorato dalla sua brama di imparare a suonare la chitarra, si sia isolato nei luoghi più sperduti, strimpellandola per giorni e giorni senza mai ottenere alcun risultato fino a quando una notte a mezzanotte proprio all’incrocio di due strade si trovò di fronte un uomo molto alto vestito di nero, egli era Satana in persona e Johnson senza pensarci un attimo vendette la sua anima in cambio dell’ineguagliabile capacità di suonare la chitarra! Satana sorrise con una voce profonda e spettrale poi prese la chitarra di Robert, la accordò con cura e gliela restituì. Da quel momento Robert cominciò a suonare la chitarra in maniera perfetta. Questa storia è stata addirittura molto spesso alimentata e diffusa dallo stesso chitarrista. Da questo momento Robert si guadagnò fama e ammirazione nei diversi locali. Insomma, la sua chitarra conquistava tutti e il suo talento veniva riconosciuto anche da parte di chi, fino a quel momento, lo riteneva un incapace totale.

Purtroppo però, la tragedia della sua defunta moglie contribuì enormemente a rafforzare le storie del suo presunto patto col diavolo e molti dicevano che il suo primogenito e sua moglie siano stati portati via dallo stesso Satana e presto avrebbe portato via anche l’anima di Robert, ragione per cui non rimaneva fermo per molto in una città. Altri fatti particolari che alimentano queste voci è ad esempio l’abitudine di Robert di suonare da solo nei cimiteri fino a tardi completamente al buio, molti dicono che dopo il suo presunto incontro con Satana, gli bastasse sentire solo una volta una canzone alla radio ed essere capace di emularla alla perfezione il giorno dopo. Egli inoltre era molto geloso delle sue tecniche e non ha mai rivelato a nessuno i suoi trucchi, inoltre possedeva una vecchia Gibson semi-distrutta dalla quale non si separava mai.

Dovunque andasse, dunque, richiamava una grande folla attorno a se perché ignorare quelle note, quel tocco speciale di chitarra e quella voce così straziante e straordinaria, era semplicemente impossibile. Così si radunava intorno a lui una miriade di persone che gli chiedeva di suonare di tutto: dai pezzi western, al folk e persino la polka. Insomma, Robert era un prodigio vivente e presto si accorsero di lui anche le case discografiche. Incise 29 canzoni meravigliose, 29 pezzi fondamentali per la base del rock che nacque negli anni seguenti alla sua morte. Un altro fatto particolare è che nel momento di registrare, si voltava dall’altra parte e suonava la chitarra contro il muro quasi in un angolo, come se cercasse di nascondere il suo sguardo.

Come molti altri artisti leggendari, morì molto giovane, a quell’età maledetta di 27 anni e ovviamente anche la sua morte è coperta da un alone di mistero. L’ipotesi più accreditata è che sia stato avvelenato da un barista geloso e morì alcuni giorni dopo a seguito di atroci sofferenze e in preda alle allucinazioni. La madre, durante un’intervista con Alan Lomax, disse che il figlio sul punto di morte le ha posto la chitarra dicendole:

Non la voglio più mamma, non ne voglio più sapere. Ora sono figlio tuo, mamma, e del Signore. Sì, del Signore, non sono più del diavolo

Per finire non si conosce nemmeno dove riposino i suoi resti, infatti ci sono ben tre tombe nei dintorni di Greenwood con il nome Robert Johson inciso sopra. Una si trova nel cimitero della Chiesa Missionaria Battista di Mount Zion. Un’altra nel cimitero di Payne Chapel vicino a Quito, Mississippi. La terza lapide si trova sotto un enorme albero nel cimitero della Little Zion Church a nord di Greenwood, lungo la Money Road L’influenza di quest’uomo nel mondo musica è tale che vengono addirittura eretti dei monumenti a suo nome.

La musica di Robert Johnson è un unico lancinante calvario verso l’inferno dell’anima.

Grandi chitarristi come Eric Clapton gli hanno dedicato delle canzoni e Keith Richards dei Rolling Stones addirittura disse che la prima volta che sentì una delle sue canzoni, si incuriosì a tal punto che volle sapere chi fosse l’altro chitarrista che lo accompagnava, salvo poi accorgersi che non c’era nessun altro. Era lo stesso Robert che con una tecnica particolare suonava come se ci fossero due chitarre contemporaneamente.

In molte delle sue canzoni Robert parlava di diavoli che lo cercavano e che sarebbero venuti a prenderlo, chiaramente si riferiva ai diavoli all’interno di ogni persona, ai desideri più nascosti e a tutti gli istinti più infimi ai quali l’uomo spesso si concede perdendo così la propria integrità spirituale. Le sue canzoni sono sempre state malinconiche e strazianti, persino quelle che sembrano allegre, ascoltando la sua voce, diventano uno sgarro all’anima di chi le ascolta.

 
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Pubblicato da su 23 agosto 2014 in Maledizioni e possessioni

 

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CASO 22: Robert Johnson – Il chitarrista del Diavolo

In questo caso parleremo di Robert Johnson, una delle leggende della musica! La sua bravura con la chitarra era tale che si diffuse la storia di un presunto patto con Satana ….ma è solo una storia frutto dell’invidia o c’è qualcos’altro sotto? Scopritelo con noi!

 
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Pubblicato da su 23 agosto 2014 in Maledizioni e possessioni

 

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SCOPERTA 28: I segreti delle piante che imparano, ascoltano e addirittura cantano!

SCOPERTA 28: I segreti delle piante che imparano, ascoltano e addirittura cantano!

Non molto tempo fa, un gruppo di scienziati ha scoperto che piante ed esseri umani si somigliano più di quanto potessimo immaginare. Infatti esse sono in grado di ascoltare, vedere, annusare e di possedere la capacità di apprendere, ricordare, comunicare e percepire il pericolo.

Se tutto questo già vi sembra assurdo, recenti scoperte hanno confermato che non solo alle piante non piace il frastuono prodotto dall’uomo, ma fatto ancor più sorprendente è che sono anche in grado di fare musica e addirittura di cantare! Dunque la biologia umana e quella vegetale sono molto più vicine di quanto non si sia mai pensato e l’analisi di queste somiglianze potrebbe avere grossi benefici nello studio delle basi biologiche di malattie, come per esempio il cancro.

Queste recenti scoperte hanno fatto crescere l’interesse in moltissimi scienziati e in un esperimento condotto da alcuni ricercatori dell’Università del Colorado, si è dimostrato che le piante, tra le numerose caratteristiche, sono anche altruiste. Sono stati esaminati dei semi di mais fecondato, ognuno dei quali conteneva due “fratelli” (un embrione e del tessuto cellulare noto come endosperma, che alimenta l’embrione durante la sua crescita).

Nello studio sono stati messi a confronto:

  • Il comportamento di embrioni e di endosperma di semi che condividono gli stessi genitori
  • Il comportamento di embrioni e di endosperma che avevano la stessa madre, ma padri geneticamente differenti

Queste sono le parole della professoressa Pamela Diggle che ha seguito l’esperimento:

I risultati hanno indicato che il gruppo di embrioni con gli stessi genitori presentava una maggiore quantità di endosperma, rispetto agli embrioni con la stessa madre, ma con un padre diverso. Abbiamo scoperto che l’endosperma del gruppo di embrioni che non condivide lo stesso genitore sembra essere meno cooperativo, presentandosi in quantità minore rispetto all’altro gruppo. A quanto pare, l’endosperma è più propenso a sacrificarsi per gli individui di una stessa famiglia.

Un’altra sorprendente scoperta riguardante il mondo vegetale è che il rumore avrebbe un effetto negativo sulle piante. Uno studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B. nel marzo del 2012 ha dimostrato che il rumore prodotto dall’uomo può avere effetti a catena anche sulle piante e a soffrirne di più sarebbero gli alberi, con conseguenze che potrebbero durare per decenni, anche dopo che la scomparsa della fonte del rumore.

Infine, il fenomeno più affascinante, e forse anche il più sorprendente, è la capacità delle piante di cantare e comporre musica! Questo particolare fenomeno è stato scoperto da alcuni ricercatori grazie all’ausilio di alcuni dispositivi che hanno creato per registrare la reattività delle piante. Proprio così hanno scoperto che esse sono in grado di apprendere e di comunicare tra loro. Utilizzando un circuito elettrico per misurare la resistenza elettrica tra i due poli di un circuito, hanno misurato le differenze elettriche tra le foglie e le radici della pianta. Tali misure, poi, sono state tradotte in una serie di effetti, tra cui la musica. Inoltre pare che le piante registrino le variazioni più significative quando avvertono l’avvicinarsi della persona che si prende cura di loro, quando vengono bagnate, quando gli si parla e durante la diffusione di musica. La reazione fisiologica della pianta viene poi espressa attraverso le apparecchiature elettroniche ideati dai ricercatori.

Come abbiamo potuto leggere, le piante sono più simili a noi di quanto avremmo mai potuto pensare. Chissà se ulteriori ricerche in futuro ci sorprenderanno ancora di più.

A questo link potete trovare il video delle piante musicali.

 
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Pubblicato da su 19 agosto 2014 in Scoperte & Teorie

 

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La razza dei giganti, solo un mito o una sconcertante realtà?

La razza dei giganti, solo un mito o una sconcertante realtà?

In quel tempo c’erano sulla terra i giganti, e ci furono anche in seguito, quando i figli di Dio si unirono alle figlie degli uomini, ed ebbero da loro dei figli. Questi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi – Genesi 6:4

Secondo la Bibbia, in epoche antidiluviane, i giganti popolarono la terra. Ma oltre la Bibbia, anche la mitologia greca è una miniera di racconti sui giganti. Ma chi erano questi esseri giganteschi e perché quasi ogni cultura ne parla?

Giugno 2011: La testata online di un quotidiano russo rivela al mondo una notizia tanto incredibile quanto sconcertante: un gruppo di archeologi ha rinvenuto una sepoltura misteriosa nella giungla dell’Africa Centrale. All’interno del sepolcro sono stati trovati degli scheletri perfettamente conservati alti circa 7 metri e le loro teste sembravano essere decisamente grandi e sproporzionate rispetto al resto del corpo. Furono subito avanzate delle ipotesi: gli stessi archeologi ipotizzarono che si potesse trattare di visitatori provenienti da un altro pianeta, morti a causa di una catastrofe. Molti, invece, vagliarono subito la pista della bufala. Alcune persone, per provare a spiegare razionalmente questo evento, hanno avanzato la teoria che le persone sepolte in quel luogo erano affette da gigantismo, ma tale malattia porta un individuo massimo ad altezze comprese tra i 240–270 cm, quindi ben più basse dei 7 metri dichiarati dagli archeologi.

Nel corso degli anni sono stati fatti numerosi ritrovamenti di scheletri giganti, molti dei quali nascosti dai media, occultati o fatti passare per delle clamorose bufale. Nel 1936, due archeologi e antropologi francesi Marcel Griaule e Jean Paul Lebeuf scoprirono, sempre in Africa, dei tumuli funerari con all’interno resti umani dalle dimensioni molto maggiori di quelle comuni.

Anche l’Antico Egitto ha fatto registrare alcune anomalie che potrebbero essere indizio dell’esistenza dei giganti. Non molto tempo fa infatti, in una delle tombe egizie ritrovate nel sito di Saqqara, venne ritrovata la mummia di un uomo alto 2 metri e mezzo. Non aveva nè naso, nè orecchie, e la sua bocca era molto ampia oltre che non avere la lingua. Secondo gli archeologi, l’età della mummia era di circa 4 mila anni. Tra i reperti, inoltre, fu trovato un disco rotondo di metallo lucido ricoperto di strani personaggi, un costume di colore metallico e alcune tavolette di pietra piene di immagini di stelle, pianeti e strani macchinari. Ma la cosa più straordinaria era il sepolcro: la pietra è stata letteralmente scavata nella roccia, in modo che le pareti risultassero perfettamente lisce. Sembrava quasi fosse stata realizzata con una tecnologia laser ad altissima precisione.

Ma il ritrovamento più incredibile è stato fatto forse in Sud America. Stiamo parlando del Gigante dell’Ecuador: Nella provincia di Loja, a sud dell’Ecuador non molto distante dal Perù, per molti anni si è sentito parlare di strane ossa molto simili a quelle umane ma di dimensioni impressionanti, che furono ritrovate da diverse persone del posto. La più famosa e conosciuta tra queste persone è padre Carlos Miguel Vaca che custodì fino alla sua morte, avvenuta nel 1999, vari frammenti di ossa che trovò in un sito denominato “Changaiminas”, il cui significato, forse non a caso, è “Cimitero degli Déi”. Dopo la morte di Carlos Miguel, molti frammenti sono stati venduti a collezionisti privati e altri sono stati donati ai fini di ricerca, in particolare alcuni pezzi del frammento che state guardando ora sono stati studiati da diversi scienziati e anatomici, i quali hanno confermato che fanno parte di uno scheletro umano della dimensione di circa 7 volte quella di un uomo moderno. La ricostruzione di questo scheletro la si può osservare dal 2004 presso il Mystery Park di Interlaken, in Svizzera, e ovviamente le sue dimensioni lasciano senza fiato.

Oltre ai ritrovamenti di scheletri enormi, sono state fatte numerose scoperte che hanno fatto pensare indirettamente all’esistenza di giganti. Nel 2009 è stata pubblicata la scoperta di un’equipe di ricercatori della Oxford University. Nel bacino prosciugato del lago Makgadikgadi, nel Deserto del Kalahari in Botswana, sono venute alla luce quattro asce di pietra della grandezza di poco più di 30 centimetri. Facendo le dovute proporzioni, sarebbero dovute appartenere a uomini di almeno 3 metri.

Anche le tradizioni delle culture sparse per il globo ci parlano di giganti, come nel caso di quella inglese, ricca di storie fantastiche e impressionanti sulla nascita di colline, valli e altre forme paesaggistiche create appunto dai giganti che avrebbero più volte gettato cumuli di terra e scagliato in mare imponenti blocchi di roccia. Nelle loro poesie, gli anglosassoni, citano spesso questi enormi esseri che sarebbero esistiti prima del loro arrivo in Inghilterra. Anche i tedeschi hanno i loro giganti, come nel caso di Tannchel che avrebbe fatto saltare le rocce che facevano ristagnare le acque del Reno tra la Foresta Nera e il Volgi.

La Bibbia, inoltre, cita questi esseri in numerosi passi e il più famoso è sicuramente Golia che fu sconfitto da Davide, ecco il passo:

Appena il Filisteo si mosse avvicinandosi incontro a Davide, questi corse prontamente al luogo del combattimento incontro al Filisteo. Davide cacciò la mano nella bisaccia, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte. La pietra s’infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra. Così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra e lo colpì e uccise, benché Davide non avesse spada. Davide fece un salto e fu sopra il Filisteo, prese la sua spada, la sguainò e lo uccise, poi con quella gli tagliò la testa – 1 Samuele 17: 48-51

Nell’ Antico Testamento vengono nominati diversi giganti, come ad esempio gli Anakiti, i Refei, i Nephilim che erano presenti prima del Diluvio Universale. Ecco un altro esempio biblico di possibile descrizione di un gigante, questa volta però abbiamo qualcosa di non umano: 

Ci fu un´altra battaglia a Gat, dove si trovò un uomo di grande statura, che aveva sei dita per mano e per piede, in tutto ventiquattro dita: anch´egli era nato a Rafa – 2 Samuele 21: 20

Nella mitologia greca sono famosi i viaggi di Ulisse, ed è proprio qui che incontriamo Polifemo anche se gli studiosi di mitologia ritengono che a far nascere la saga dei ciclopi siano stati teschi di elefanti nani, rinvenuti nelle isole greche del Mediterraneo.

Chi erano dunque questi esseri giganteschi che hanno camminato sul nostro pianeta in un epoca estremamente remota? E’ forse una razza umana estintasi a seguito di un catastrofico evento naturale che ha modificato l’assetto della Terra cancellando così i nostri giganteschi antenati? A fronte di numerose scoperte la comunità scientifica ancora fatica a dare una spiegazione. Possibile che prima della nascita e dello sviluppo della razza umana, sia esistito un popolo di giganti? Un popolo che avrebbe lasciato numerosi segnali della sua esistenza.

…e vi abbiamo visto i giganti, figli di Anac, della razza dei giganti. Di fronte a loro ci pareva di essere cavallette; e tali sembravamo a loro – Numeri 13: 33

 

 
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Pubblicato da su 12 agosto 2014 in Casi macabri e misteriosi

 

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CASO 21: Antichi Giganti – Una civiltà mitologica o reale?

La nostra storia è piena di racconti sui giganti, scopriamo ora se erano una civiltà mitologica o reale

 
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Pubblicato da su 12 agosto 2014 in Casi macabri e misteriosi

 

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SCOPERTA 27: Shen Kuo racconta un avvistamento UFO nell’anno 1000?

SCOPERTA 27: Shen Kuo racconta un avvistamento UFO nell’anno 1000?

Chi è Shen Kuo? Lo si può quasi considerare il “Leonardo Da Vinci” cinese dato che è stato un geologo, astronomo, ambasciatore, matematico, cartografo, zoologo, botanico, generale, ingegnere idraulico, farmacologo cinese, nonché autore e burocrate della Dinastia Song. Una persona dunque di tutto rispetto che sembra essere stata testimone di un evento alquanto bizzarro.

Nel 1970 è stato scoperto, dal professor Zhang Longqiao del dipartimento cinese del Peking Teachers College, un brano appartenente a un libro sacro scritto intorno all’anno 1000. Ma cos’ha di così tanto speciale questo brano? Ebbene, sembra essere registrato in maniera alquanto dettagliata un vero e proprio avvistamento UFO. Il fatto straordinario è che non è un brano scritto da chiunque possa travisare un qualsiasi fenomeno scientifico, ma è appartenuto a uno dei più grandi scienziati cinesi del 11° secolo: Shen Kuo. Ecco cosa viene riportato:

Negli anni dell’Impero Jiayou (1056-1064) un oggetto volante luminoso, simile ad una perla, ha fatto spesso la sua comparsa sulla prospera città di Yangzhou, nella provincia di Jiangsu, soprattutto di notte.

In un primo momento l’oggetto è stato visto su un lago di Tienzhang, nella contea di Anhui, e successivamente sul Lago Pishe, a nord ovest di Gaoyou County nel Jiangsu. Successivamente, fu visto spesso dagli abitanti locali vicino al lago Xingkai.

Una notte, un uomo che vive in riva al lago, nel corso dei suoi studi all’aperto, si trovò di fronte alla perla splendente. L’oggetto aprì la sua porta e una marea di luce intensa, simile ai raggi di sole, schizzò fuori di esso. […]

La luce bianco-argento intenso era troppo forte per gli occhi umani; la sua intensità era tale da proiettare ombre di ogni albero in un raggio di dieci chilometri. Lo spettacolo era simile al sorgere del Sole. Poi, tutto ad un tratto, l’oggetto è decollato a una velocità tremenda, per poi scendere nel lago come il Sole che tramonta.

Dopo che la perla fece la sua comparsa nella città di Fanliang a Yangzhou, gli abitanti locali, che l’avevano vista di frequente, costruirono un padiglione sul ciglio della strada, chiamandolo “Il Padiglione della Perla”. Molti curiosi venivano da lontano in barca, in attesa di poter vedere la perla imprevedibile.

Come abbiamo potuto leggere, questa è una testimonianza chiara e semplice di un avvistamento UFO che sembra non lasciare spazio ad alcun dubbio!

 
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Pubblicato da su 9 agosto 2014 in Scoperte & Teorie

 

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SCOPERTA 26: Göbekli Tepe, il tempio che riscrive la storia

SCOPERTA 26: Göbekli Tepe, il tempio che riscrive la storia

Un sito archeologico che fin dalla sua scoperta, nel 1963, e dai primi scavi negli anni 90, sta sconcertando gli archeologi di tutto il mondo. Stiamo parlando di Göbekli Tepe, il tempio che non dovrebbe esistere.

Göbekli Tepe è situato all’estremo sud della Turchia, presso il confine con la Siria. Il complesso risale a circa sette millenni prima della Grande Piramide di Giza, Inoltre è il più antico esempio noto di architettura monumentale. Il sito è un santuario monumentale megalitico, costituito da una collina artificiale delimitata da muri in pietra grezza. E’ delimitato da enormi pilastri di calcare pesanti oltre 10 tonnellate, finemente scolpiti con bassorilievi raffiguranti gazzelle, serpenti, volpi, scorpioni, cinghiali selvatici e molti altri animali. Tutt’oggi gli archeologi stanno continuando a scavare e a discutere sul suo significato, l’unica certezza è che intorno all’8.000 a.C. il sito venne deliberatamente abbandonato e seppellito.

Göbekli Tepe e altri siti che si stanno rinvenendo in quella zona, stanno cambiando le nostre idee sulla storia dell’uomo in quanto questi templi non dovrebbero esistere. Infatti la datazione al radiocarbonio mostra che il complesso è di almeno 12.000, forse anche 13.000 anni fa, un tempo che precede la vita sedentaria dell’uomo, la ceramica, la scrittura. Un tempo che precede qualsiasi cosa!

Come poterono gli uomini delle caverne costruire qualcosa di così ambizioso? La scoperta più interessante riguarda le circa 40 pietre a forma di T, alte fino a cinque metri e mezzo. Si ipotizza che questi blocchi di calcare furono trasportati da una cava vicina, ma il fatto sconcertante è che le popolazioni dell’epoca non conoscevano né la ruota né avevano ancora addomesticato le bestie da soma. Inoltre, indagini geomagnetiche hanno indicato la presenza di altre 250 pietre ancora sepolte nel terreno. Le popolazioni dell’Età della Pietra hanno veramente eretto Göbekli Tepe? Questo cambierebbe radicalmente la nostra visione del mondo, perché mostra che la vita delle antiche popolazioni, in questa regione della Turchia, era di gran lunga più progredita di quanto si sia mai concepito.

La particolare disposizione del complesso, inoltre, ricorda la disposizione delle principali stelle della costellazione delle Pleiadi. Sono molti i siti archeologici nel mondo che sembrano uniti nell’omaggiare queste stelle.

Infine, intorno all’8.000 a.C., il sito fu deliberatamente e sistematicamente sepolto sotto migliaia di tonnellate di terra insieme a tutte le sue meravigliose sculture di pietra, creando le colline artificiali scoperte negli anni 60. Il motivo che spinse gli antichi a seppellire per sempre il tempio di Göbekli Tepe rimane tutt’oggi un mistero.

Ancora una volta siamo davanti ad un esempio che va contro quello che leggiamo nei libri di storia.

 
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Pubblicato da su 5 agosto 2014 in Scoperte & Teorie

 

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