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Archivio mensile:luglio 2014

SCOPERTA 25: Esiste una porta spazio-temporale in Antartide?

SCOPERTA 25: Esiste una porta spazio-temporale in Antartide?

Per stare in tema con il nostro ultimo caso, oggi vi parleremo dell’Antartide che sembra celare qualcosa che va oltre l’immaginazione umana.

E’ il continente più gelido, remoto e inospitale della Terra, con temperature che toccano anche i -80°C. Tante sono le speculazioni su ciò che potrebbe celarsi sotto la spessa coltre di ghiaccio che avvolge il 95 per cento del suo territorio e che raggiunge una profondità media di oltre 2 chilometri. Proprio in Antartide più di 4 mila scienziati, di 46 paesi del mondo, conducono da oltre cinquant’anni le ricerche più impensabili e sempre in questo luogo avvengono strani e incredibili fenomeni scientifici, alcuni dei quali sono ancora inspiegabili, proprio come quello avvenuto poco tempo fa…

Maggio 2013. Alcuni studiosi stavano lavorando a un comune progetto di climatologia quando hanno assistito a un evento incredibilmente stupefacente: un insolito vortice, stazionava in quota senza mai muoversi di un solo centimetro, nonostante le elevate raffiche di vento. All’inizio si era pensato a una tempesta polare ma, la staticità del mulinello e l’inconsueta nebbia che lo avvolgeva, hanno spinto i ricercatori a indagare sul fenomeno. Dunque, gli uomini hanno allestito un pallone meteo legato a un argano, completo di una radio sonda per il rilievo delle proprietà fisiche quali temperatura, umidità, pressione e velocità del vento. Era presente anche un cronometro scientifico per la registrazione dei tempi di lettura. L’oggetto è stato poi rilasciato e fatto risucchiare all’interno del vortice per il tempo strettamente necessario alle misurazioni.

Dopo alcuni minuti gli studiosi si trovarono di fronte ad un risultato a dir poco inquietante: il cronometro segnava la data del 27 gennaio 1965 e tutti i dati calcolati indicavano valori incompatibili con le normali caratteristiche di una tromba d’aria. La cosa straordinadia è che non si trattò di un evento isolato in quanto è stato ripetuto più volte e sempre con gli stessi risultati. Fu un evento talmente straordinario che venne segnalato ai servizi segreti militari e alla Casa Bianca.

Le prime indiscrezioni trapelate furono sensazionali: pare infatti che si tratti di una porta spazio-temporale. Questa scoperta ha fin da subito alimentato la curiosità di ufologi e sostenitori delle teorie del complotto, secondo i quali i militari americani stiano nascondendo il rinvenimento di un UFO o una grande apparecchiatura tecnologicamente avanzata mai vista prima, forse appartenuta alla civiltà perduta di Atlantide che da recenti scoperte pare proprio che popolasse l’Antartide. Ad avvalorare questa ipotesi il fatto che gli scavi siano iniziati in segreto e con una certa celerità.

Per ora le autorità statunitensi negano qualsiasi scoperta archeologica a quelle latitudini e a noi non ci resta che sognare.

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Pubblicato da su 29 luglio 2014 in Scoperte & Teorie

 

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Incredibili scoperte su Atlantide: le teorie di Charles Hapgood

Incredibili scoperte su Atlantide: le teorie di Charles Hapgood

Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d’Ercole, c’era un’isola che era più grande della Libia e dell’Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte. In tempi posteriori, essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte, tutto in massa sprofondò sotto terra, e l’isola similmente ingoiata dal mare scomparve

Questo è il mito di Atlantide descritto dal filosofo greco Platone oltre 2000 anni fa. Oggi, una serie di studi e di sconcertanti scoperte, hanno fatto rivivere questa civilità.

British Museum, Londra. Qui nelle sale di lettura di una biblioteca dove molte scoperte erano state già fatte, sono stati riesumati dei documenti che permettono di costruire un’ipotesi stupefacente. Correlando scoperte scientifiche moderne con vecchi manoscritti e carte dimenticate da tutti, alcuni studiosi sono arrivati ad una conclusione inattesa: le vestigia della civiltà perduta di Atlantide sarebbero nascoste sotto i ghiacci dell’Antartico da più di 12.000 anni. Dunque, Atlantide non è da ricercarsi sotto i mari e, come molti pensano, nell’Oceano Atlantico, nel Mediterraneo o addirittura sepolta sotto il deserto del Sahara.

Secondo Platone, Atlantide fu effettivamente distrutta da un cataclisma 9.600 anni prima di Cristo; cioè circa 1.000 anni prima dell’arrivo della civilizzazione moderna. Ma Platone non è il solo a riportare questo fatto. Le leggende degli indiani d’America, la mitologia orientale e anche la Bibbia parlano della scomparsa improvvisa di una terra favolosa e lontana a seguito di un’inondazione.

Nel 1953 il geologo Charles Hapgood espose una teoria tanto controversa quanto affascinante. Egli riteneva che il peso in aumento delle calotte polari durante le ere glaciali, esercita una pressione crescente sulla crosta terrestre, tanto’è che questa si muoverebbe scivolando sul mantello di lava sottostante come la buccia di un’arancia che si spreme. Secondo i calcoli di Hapgood, 12.000 anni fa l’Antartide si sarebbe trovato circa 3.200 km più a nord presentando per buona parte del continente un clima temperato e quindi adatto allo sviluppo di una civiltà.

Tutti noi conosciamo la teoria della “Deriva dei Continenti”. Ma, secondo i dati attualmente disponibili, la crosta terrestre non si muoverebbe di più di una decina di chilometri ogni un milione di anni. Hapgood, però, suggeriva movimenti di ben altra portata, ed in particolare una deriva improvvisa e uniforme della crosta terrestre avrebbe potuto generare un sisma tale che interi continenti verrebbero spazzati via.

Questa teoria colpì molto l’opinione pubblica dell’epoca, tant’è che addirittura Albert Einstein scrisse ad Hapgood dicendo che le sue argomentazioni avevano molto valore e che pensava che quest’ipotesi fosse corretta.

Se una civilizzazione avanzata come quella di Atlantide è esistita 10.000 anni prima di Cristo, è possibile che abbia previsto il cataclisma e che lo sgombro della popolazione sia stato anticipato? E se non fosse stato così, è possibile che alcuni superstiti abbiano cercato rifugio in terre salvate dal maremoto? Località come il lago Titicaca, nelle Ande, le alture della Tailandia e dell’Etiopia rispondono a questo criterio di sicurezza. Ed è, stranamente, in queste regioni che apparì l’agricoltura, verso il 9.600 a.C. Solo un caso? E’ possibile, invece, che i superstiti di Atlantide siano l’origine degli inizi dell’agricoltura mondiale?

È molto probabile, inoltre, che i superstiti abbiano, nella loro fuga, portato via alcuni oggetti. Nel 1956, Hapgood ebbe tra le mani una vecchia carta marittima, disegnata nel 1513 dall’ammiraglio turco Piri Reis. Hapgood fu sorpreso della precisione della disposizione della costa orientale del Sudamerica, completata in un’epoca in cui questa parte del mondo era ancora semi sconosciuta. Ma il vero shock arrivò quando si accorse che sulla carta erano disegnate le coste dell’Antartide, poiché questo continente fu scoperto soltanto nel 1820, tre secoli più tardi! Quando l’aviazione statunitense comparò la carta di Reis ai rilevamenti geologici dell’Antartico del 1949, constatarono incredibilmente che i confini erano quasi identici! La precisione dei dati che appaiono su questa carta resta tutt’oggi un mistero se teniamo conto delle conoscenze geografiche nel 1513. In un secondo momento, Hapgood scovò una seconda carta geografica sorprendente, quella di Oronzio Fineo datata 1531. Tutto l’Antartico vi appariva con numerosi dettagli, come la posizione delle montagne, pianure e fiumi. Queste mappe erano forse copie di un’eredità lasciata dal popolo di Atlantide?

L’esistenza di questa civiltà permetterebbe di spiegare l’origine di monumenti diffusi nel mondo intero e costruiti per mezzo di tecniche così avanzate per quei tempi che sfidano ogni spiegazione razionale.

  • I templi dell’America latina: Attribuiti alle civilizzazioni azteche, tolteche o maya.
  • Le piramidi d’Egitto: Secondo recenti studi archeologici, infatti  sembrerebbe che la Sfinge sia molto più antica di quanto si pensasse. Ne testimoniano le tracce di un’erosione legata necessariamente a diluvi che non si potevano verificare in quel luogo se non che oltre 10.000 anni fa, ma l’archeologia tradizionale attribuisce la costruzione delle piramidi e della Sfinge a circa il 4000 a.C. La disposizione delle piramidi, inoltre, traccia uno schema che corrisponde esattamente a quello della cintura Orione così come appariva nel 10.450 prima di Cristo.

Dobbiamo ancora una volta riscrivere i nostri libri di storia?

 

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CASO 19: Atlantide – Una scoperta incredibile!

Le scoperte di Charles Hapgood stravolgono le idee su Atlantide, e se si trovasse sotto i ghiacci dell’Antartide?

 

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SCOPERTA 24: Autocombustione umana spontanea, tra scoperte e bizzarre teorie

SCOPERTA 24: Autocombustione umana spontanea, tra scoperte e bizzarre teorie

L’argomento di cui stiamo per parlare è oggetto di numerose teorie e studi ma ancora non sono stati raggiunti risultati soddisfacenti. È un fenomeno naturale per il quale, in determinate circostanze, un corpo umano prenderebbe fuoco bruciando senza fonti esterne di innesco, stiamo parlando della combustione spontanea umana.

Come è possibile che il corpo umano possa incendiarsi dall’interno e ridursi in cenere nel giro di pochi istanti lasciando intatti solo gli arti inferiori? Inoltre, il fatto curioso è che le vittime non avvertirebbero dolore durante l’autocombustione. Ad oggi non esiste nessuna spiegazione scientifica o logica soddisfacente. Nei rarissimi casi di cui si ha documentazione, nei luoghi in cui avvengono queste autocombustioni non vi sono danni ingenti ai locali, ma solo le vittime e la zona che li circonda è danneggiata dall’incendio.

Come abbiamo detto i casi di autocombustione umana sono rarissimi, il meglio documentato è quello della signora Mary Hardy Reeser. Questa signora, nel giorno del suo decesso, decise di prendere del sonnifero ed andare a dormire presto. Alle 8 del mattino seguente la padrona di casa, la signora Carpenter, ricevette un telegramma per la signora Reeser e andò a consegnarglielo di persona, ma la signora Reeser non rispose ai ripetuti richiami della padrona di casa la quale, preoccupata, chiese aiuto per aprire la porta di ingresso. Una volta all’interno dell’appartamento un ondata di caldo avvolse i soccorritori, ma non era presente nessun segno evidente d’incendio a parte una trave bruciacchiata, non passò molto quando vennero travolti da una visione orripilante: sul pavimento si trovavano i resti della povera signora Reeser di cui rimaneva solo un piede intatto con una pantofola, il teschio carbonizzato ed un mucchio di cenere in cui si potevano notare alcuni organi interni e la spina dorsale della sventurata. Il rapporto finale di questa tragica storia fu che la signora si era addormentata con la sigaretta accesa e la vestaglia aveva preso fuoco. Nonostante questa spiegazione però, per molte persone questo rimane un caso di autocombustione umana.

Ecco una lista di teorie avanzate nel tempo per spiegare questo tragico fenomeno:

  • EFFETTO STOPPINO

L’incendio verrebbe alimentato dai grassi che compongono il corpo umano il quale si scioglierebbero impregnando i vestiti, permettendo al corpo della vittima di continuare a bruciare. Questa teoria darebbe una spiegazione al fatto che gli arti inferiori e superiori delle vittime raramente bruciano poiché vi sono meno tessuti adiposi. L’unico difetto riguarda le ossa dato che non possono bruciare così velocemente e polverizzarsi come nel caso della signora Reeser.

  • ALCOL

Numerosi casi di si sono verificati dopo feste o dopo che le vittime avevano ingerito sostanze alcoliche in quantità elevate, dunque una presenza più alta di alcool nel sangue potrebbe generare una reazione chimica all’interno dell’organismo causando l’autocombustione della vittima.

  • FARMACI

L’assunzione di farmaci potrebbe avere lo stesso effetto dell’alcol nel corpo umano.

  • REAZIONE CHIMICA A LIVELLO CELLULARE

Secondo questa teoria avanzata dal professor John Heymer, una reazione chimica all’interno dei mitocondri tra idrogeno e ossigeno provocherebbe a livello cellulare una sorta di esplosione interna al mitocondrio stesso il quale si incendierebbe e a sua volta incendierebbe le altre cellule vicine in una reazione a catena.

  • FULMINI GLOBULARI

È la teoria più controversa e suggerisce che i fulmini globulari potrebbero penetrare all’interno di una stanza, colpire la vittima e causare l’incendio. Una teoria di certo molto azzardata dato che anche il fenomeno dei fulmini globulari è poco compreso ancora oggi.

 

 

 
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Pubblicato da su 23 luglio 2014 in Scoperte & Teorie

 

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Bambola Annabelle, la vera storia del film The Conjuring

Bambola Annabelle, la vera storia del film The Conjuring

Considerato dalla critica il migliore film horror del 2013, The Conjuring è stato campione di incassi sia negli Stati Uniti che in Europa. Il film parla di una famiglia perseguitata da uno spirito demoniaco ed è basato sui fatti realmente accaduti alla famiglia Perron i quali sono stati sostenuti dai famosi demonologi Ed e Lorraine Warren.

Nella realtà, però, la bambola di nome Annabelle che compare nel film non è mai stata coinvolta nella storia con la famiglia Perron, ma è stata protagonista di un altro caso molto più terribile di quello del film. Vi presentiamo ora la vera storia della bambola Annabelle.

Tutto ha inizio nel 1970, quando una donna comprò in un negozio specializzato di giocattoli una vecchia bambola, in particolare una bambola di pezza appartenente alla tradizionale linea di prodotti per bambini, conosciuta come Raggedy Ann. Era un regalo per la figlia per il suo ventesimo compleanno. Questa ragazza si chiama Donna, è una giovane studentessa di infermieristica e la sua vita e quella delle persone che la circondano stava per cambiare per sempre, ma lei ancora era ignara di tutto.

Contenta del regalo ricevuto dalla madre, Donna lascia la bambola sul letto nella stanza che condivideva con Angie, una sua coetanea dell’università. Di li a pochi giorni strane cose cominciarono ad accadere. La bambola che Donna posizionava sempre sul letto o su una sedia in posizione orizzontale, misteriosamente, cambiava posizione quando tornava a casa. Successivamente la bambola iniziò a comparire in altri luoghi molto lontani da dove veniva posta, una volta è stata trovata nella sala da pranzo, un’altra accasciata vicino alla porta di ingresso e la maggior parte delle volte è stata trovata in posizioni bizzarre, per esempio seduta con le gambe incrociate, addirittura Donna racconta di averla vista in posizione verticale poggiata contro il muro. Dunque, sembrava quasi che la bambola, in assenza di Donna, si muovesse da sola!

Ma questo è solo l’inizio di un lungo incubo, infatti a peggiorare le cose furono dei fogliettini trovati in casa – o meglio – delle pergamene scritte con uno stile particolare, come se le avesse scritte un bambino, ma la cosa più inquietante furono i messaggi scritti all’interno i quali riportavano: “Lou”, “Aiuto”, “Aiuta Lou”. Questo fu a dir poco scioccante per Donna dato che Lou era il nome del suo fidanzato.

Donna ed Angie erano sempre più spaventate dalla presenza della bambola, avvertivano una sensazione particolare durante le giornate che erano in casa, come se la bambola le guardasse. Ma la goccia che fece traboccare il vaso fu ciò che videro una mattina, ossia quando trovarono la bambola per terra sporca di sangue sulle mani e sui vestiti. A quel punto chiamarono una medium per farsi aiutare e durante una seduta spiritica disse che la bambola era posseduta da uno spirito, in particolare da una bambina di sette anni di nome Annabelle Higgins, che era tragicamente morta molti anni prima nello stesso luogo in cui vivevano le due ragazze.

Lo spirito, dunque, comunicò con loro attraverso la medium rivelando un’altra cosa inquietante. Annabelle disse che si sentiva in pace vivendo insieme ad Angie e Donna e voleva vivere con loro nella casa. Le due ragazze, commosse e scioccate dalla storia della bambina morta, decisero di tenere la bambola con loro, una decisione che si rivelerà un grosso errore, infatti la bambola Annabelle non ospita una bambina, la verità è che dentro di essa si nasconde una presenza ben più inquietante.

Lou, il fidanzato di Donna, è stato il primo a subire sulla sua pelle le conseguenze di questa decisione. Il giovane avrebbe voluto sbarazzarsi della bambola fin da subito perché sentiva qualcosa di maligno in essa, e presto venne preso di mira proprio dal giocattolo, egli iniziò anche ad avere degli incubi orribili e il protagonista principale era proprio Annabelle. Una notte, dopo il risveglio da un brutto sogno guardò ai piedi del suo letto e vide la figura terrificante della bambola di pezza, una versione di questa storia racconta che addirittura il giocattolo cercò di strangolarlo in sogno. Si alzò dal letto terrorizzato ma la bambola era sparita, così ne ebbe abbastanza e decise di andare a casa di Donna con l’intento di distruggere il giocattolo. Al suo arrivo raccontò ciò che era successo a Donna e all’improvviso udirono dei rumori provenienti dalla camera da letto della ragazza, rumori che si facevano sempre più forti, si udivano molte voci come se ci fossero tante persone a parlare tutte insieme, ma quando entrarono in camera non videro nessuno, c’era solo Annabelle seduta in un angolo. Proprio in quel momento Lou sentì un dolore lancinante al petto molto intenso, come una bruciatura e quando aprì la camicia, vide sette diversi tagli su tutto il petto come se glieli avesse fatti un animale con i suoi artigli.

A quel punto erano sicuri che lo spirito dentro la bambola fosse ostile e malvagio, così Donna e i suoi amici contattarono alcune autorità ecclesiastiche e attraverso di esse vennero messi in contatto con Ed e Lorraine Warren, una coppia di investigatori del paranormale con una lunga esperienza dell’occulto, essi erano considerati addirittura delle vere leggende in questo campo. Dopo le prime analisi la coppia giunse immediatamente alla conclusione più raccapricciante, ossia che lo spirito dentro la bambola di pezza  non era quello di una ragazza innocente, ma era una presenza malvagia non umana che con l’inganno voleva possedere l’anima di Donna.

I Warren, per mettere in salvo i tre giovani, decisero di portarsi via Annabelle dato che distruggere la bambola non avrebbe funzionato poiché lo spirito avrebbe di certo trovato un altro oggetto in cui risiedere e continuare a tormentare Donna, Angie e Lou. Ovviamente la bambola oppose resistenza e durante il viaggio la macchina ebbe dei guasti, prima al motore, poi allo sterzo e infine ai freni, questi problemi cessarono solo quando i Warren spruzzarono dell’acqua santa sul giocattolo. Una volta giunti in casa la bambola non smise di rendersi protagonista di fatti bizzarri, infatti diede dei problemi anche ai Warren. La coppia disse di averla vista levitare almeno in un paio di occasioni e apparire in diverse stanze della casa. I Warren, convinti che la bambola fosse posseduta da un’entità demoniaca potente, chiamarono Jason Bradford, un sacerdote esperto in esorcismi. Quest’ultimo, dopo aver visto Annabelle esclamò:

E ‘solo una bambola di pezza. Non può far male a nessuno

e se ne andò, ma ben presto dovette ricredersi perché durante il viaggio la sua auto presentò dei malfunzionamenti ai freni e finì fuori strada. Il sacerdote si salvò solo per miracolo!

La famiglia Warren, che nel 1952 fondò la Società per la Ricerca Psichica nel New England, fece costruire una custodia di vetro dove bloccare Annabelle limitando in questo modi i suoi poteri. Nel corso degli anni è diventata una delle principali attrazioni del celebre museo dell’occulto del Connecticut, dove tutt’oggi rimane insieme ad altri oggetti maledetti o posseduti dai demoni. Molti pensano che l’entità sia andata via altri credono che invece sia ancora li in attesa del giorno in cui possa essere di nuovo libera.

Le ultime notizie che abbiamo a proposito di questa bambola risalgono a qualche anno fa quando un adolescente, che era in visita al museo con la sua ragazza, si fece beffa dell’intero posto e iniziò a colpire la teca di vetro in cui si trovava la bambola a modo di sfida. Chiaramente Ed Warren lo cacciò via. Vide la coppia allontanarsi in moto, ma all’improvviso il ragazzo perse il controllo del mezzo e si schiantò contro un albero perdendo la vita all’istante, mentre la ragazza trascorse diversi mesi in ospedale.

Potete credere o meno a questa storia ma attenzione a prendere in giro Annabelle, potrebbe risultarvi fatale!

 

 
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Pubblicato da su 21 luglio 2014 in Maledizioni e possessioni

 

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CASO 18: Annabelle – La vera storia di The conjuring

 La storia vera su cui si basa il film The Conjuring è molto più terrificante, ecco l’inquietante storia della bambola Annabelle

 
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Pubblicato da su 21 luglio 2014 in Maledizioni e possessioni

 

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SCOPERTA 23: Nuove e affascinanti teorie sul fenomeno del Déjà vu

SCOPERTA 23: Nuove e affascinanti teorie sul fenomeno del Déjà vu

Un fenomeno psichico che consiste nella sensazione errata di aver vissuto precedentemente un avvenimento o una situazione che si sta verificando, stiamo parlando del déjà vu. Ma che cos’è esattamente questo fenomeno? Nessuno ancora lo sa con certezza, ma alcuni ricercatori propongono nuove e intriganti teorie.

Chi di noi non si è mai trovato in un certo luogo dicendo: “Questa situazione l’ho già vissuta”, senza però ricordare né quando né dove? Per spiegare cosa generi questa particolare condizione della nostra percezione, in passato è stato provato di tutto, dai fenomeni paranormali ai disturbi neurologici. Perfino nel film Matrix è stato spiegato il déjà vu come un “errore del programma”.

Negli ultimi anni, è cresciuto l’interesse degli scienziati per questo singolare fenomeno, facendo emergere una serie di interessanti teorie sull’origine del déjà vu, stabilendo che non si tratta semplicemente di un problema tecnico nel sistema mnemonico del nostro cervello, ma di qualcosa di più profondo. La spiegazione più razionale è quella che suggeriscono gli psicologi, ossia che il déjà vu potrebbe verificarsi quando gli aspetti emotivi e cognitivi di una certa situazione sono simili a quelli di episodi già vissuti in precedenza. Tutte le informazioni accumulate nel corso della nostra esistenza, potrebbero generare quella particolare sensazione di familiarità tipica del déjà vu. Ma alcuni ricercatori si spingono ben oltre formulando teorie molto controverse.

Il fisico teorico Michio Kaku, conosciuto dalla maggior parte delle persone per le sue teorie che certamente sconfinano la fisica tradizionale, ha proposto un’interessante connessione tra il fenomeno del déjà vu e l’esistenza degli universi paralleli. La teoria degli universi paralleli ha preso piede con la teoria delle stringhe secondo la quale, oltre le 4 dimensioni conosciute, esisterebbero altre 6 dimensioni spaziali extra. Queste dimensioni potrebbero avere migliaia di forme diverse possibili, ognuna teoricamente corrispondente ad un universo con le proprie leggi fisiche.

Secondo il dott. Kaku, la fisica quantistica afferma che c’è la possibilità che il déjà vu sia causato dalla nostra capacità di saltare da un universo all’altro poiché. secondo la teoria del multiverso, esisterebbe un numero infinito di realtà parallele che convivono con noi “nella stessa stanza”. Il nostro cervello sarebbe “sintonizzato” sulla frequenza che corrisponde alla nostra realtà, ma ci sono un numero infinito di realtà parallele che esistono attorno a noi “trasmesse” ad una frequenza differente dalla nostra con le quali noi non potremmo sintonizzarci (come una radio che è sintonizzata su una frequenza e può cambiarla).

Una teoria che espande in modo molto affascinante il nostro concetto di realtà.

 

 
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Pubblicato da su 18 luglio 2014 in Scoperte & Teorie

 

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