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L’orripilante verità che si cela dietro Ed Gein, meglio conosciuto come “Il macellaio di Pleinfield”

12 Giu
L’orripilante verità che si cela dietro Ed Gein, meglio conosciuto come “Il macellaio di Pleinfield”

In questo caso vi parleremo di una delle persone che ha sconvolto gli Stati Uniti negli anni 50 per i fatti a dir poco cruenti che sono stati confessati e per le prove messe alla luce dalla polizia.

Questa è la storia di un serial killer il quale ha ispirato molti film horror come Psycho, Il silenzio degli innocenti e tanti altri. Ma esiste in particolare un film basato su questo assassino che si avvicina di più agli orrori compiuti e alla sua sete di sangue, stiamo parlando del film The Texas chainsaw massacre meglio noto in italia come Non aprite quella porta dove il personaggio principale, Leatherface, è un folle killer che indossa una maschera fatta di pelle umana e si porta dietro una motosega per uccidere le sue vittime nei modi più cruenti possibili.
Se pensate che il film sia un esagerazione di Hollywood, forse rimarrete sconcertati e terrorizzati perché nella vita reale l’assassino era molto più spietato, disumano e mentalmente disturbato rispetto a quello del film.

Edward Theodore Gein meglio noto come “Il macellaio di Plainfield” è nato il 27 agosto del 1906. La sua è stata un infanzia difficile, il padre era un alcolizzato che quando tornava a casa picchiava brutalmente la moglie e i 2 figli. La madre di Gein, Augusta, invece era una fanatica religiosa e diceva ai figli di non praticare mai del sesso se non per procreare, inoltre riteneva che le donne fossero solo delle tentatrici poco di buono, quasi dei demoni. Tutto ciò portò Gein a isolarsi dal resto dei suoi coetanei, in particolare dal sesso femminile e a concepire una idea malata sulla sessualità e su ciò che era giusto e sbagliato. Alla morte della madre questi meccanismi scattarono in maniera irreversibile portando Gein a diventare un mostro.
E’ stato dichiarato colpevole di due omicidi e accusato di almeno altri dieci tra cui anche quello del suo stesso fratello morto durante un incendio scoppiato in casa nel 1940. Il fratello aveva sempre cercato di ribellarsi a tutto ciò che veniva insegnato dalla madre e i due litigavano sempre.
Il suo percorso da killer inizia subito dopo la morte della madre ma inizalmente gli inquirenti non furono mai in grado di collegare gli omicidi direttamente a lui, lo stesso Gein però durante gli interrogatori confessa l’omicidio di Mary Hogan, la proprietaria di una taverna chiamata “Hogan’s Tavern” nel 1954.

  • Omicidio di Mary Hogan, 1954

Quando Elmo Ueeck, il marito di Mary, entrò nella taverna trovò degli schizzi di sangue sul pavimento di legno e la moglie era sparita, così chiamò la polizia. Lo sceriffo notò subito che non c’erano segni evidenti di lotta, quindi probabilmente la donna fu colta di sorpresa dal suo aguzzino, inoltre non si trattava di una rapina perché tutti i soldi erano presenti in cassa. Le successive indagini portarono alla conclusione che venne colpita, immobilizzata e trascinata fuori e portata da qualche parte con una macchina, ma questo luogo rimase un mistero alla polizia. Qualche mese dopo Elmo si trovò a parlare con una persona che abitava in una fattoria dei fatti accaduti alla moglie e l’immenso dolore che provava, ma egli non sapeva che si stava confessando proprio con l’assassino, ossia Ed Gein.
Gein con un grande sorriso sulle labbra disse a Elmo che sua moglie non era sparita, bensì l’aveva presa con se e ora si trovava nella sua fattoria a pochi chilometri dalla taverna. Chiaramente il proprietario del locale non prese sul serio le parole di Gein dato che spesso era eccentrico e faceva commenti ironici e fuori luogo.

  • Omicidio di Bernice Worden, 1957

Il secondo omicidio di cui venne dichiarato colpevole e che fu la rovina dello stesso Gein fu quello di Bernice Worden. Ed Gein la mattina del 16 novembre del 1957 si recò presso il negozio di ferramenta della città gestito dalla signora Worden per prendere un antigelo, in un momento di pura follia, mentre Bernice era girata, impugnò il suo vecchio fucile da caccia calibro 22 e con disumana freddezza le sparò alla nuca, facendo schizzare le sue cervella dappertutto nel negozio.
Anche in questo caso prese il cadavere e lo trascinò fino alla propria auto andandosi a rifugiarsi nella sua fattoria dove avrebbe finito di consumare la sua sete di sangue sfogando le sue perversioni sul cadavere della donna. Probabilmente il caso non sarebbe mai stato risolto e Gein avrebbe continuato ad agire indisturbato se non fosse che questa volta c’era un testimone, ossia il registro delle vendite dove c’era chiaramente scritto il nome del suo ultimo cliente con l’acquisto fatto.
La polizia si precipitò a casa del presunto assassino, durante il tragitto lo sceriffo cercò di delineare la personalità di Gein considerato da tutti in città come una brava persona, un po’ eccentrica, con dei problemi in passato e che spesso rideva da solo. L’immagine di un killer si faceva sempre più nitida nella mente dello sceriffo che cercava di prepararsi al peggio.
La squadra dello sceriffo si divise in due gruppi, uno dedicato a catturare Gein che per altro non appose resistenza e l’altro gruppo dedicato a ispezionare il capanno degli attrezzi, di questa squadra faceva parte lo sceriffo stesso. Quando entrarono dentro il capanno vennero travolti da una visione così orripilante da mozzare il fiato e fermare il cuore.
Venne scoperto il corpo scuoiato di una donna, privo della testa e svuotato delle sue interiora, appeso al soffitto a testa in giù con dei ganci attaccati alle caviglie e delle corde alle mani. Le interiora erano dentro dei sacchetti di plastica, la testa della donna era stata scuoiata e aveva dei chiodi attorno alle orecchie.
Quando lo sceriffo entrò in casa con il resto dei poliziotti scoprì che l’inferno può essere sulla terra e che si trovava proprio nella loro cittadina e Gein era il regnante supremo.
Venne trovata spazzatura ovunque, resti di alimenti sparsi in giro e tanta sporcizia, ma non fu niente in confronto a ciò che videro in seguito. Ecco l’elenco di alcuni degli oggetti raccapriccianti e macabri trovati in casa sua:

  • La testa di Mary Hogan appesa al muro come un trofeo da caccia
  • Pelle umana usata come tappezzeria per lampade da tavolo e per sedie
  • Calotte craniche trasformate in contenitori e ciotole
  • Organi umani messi dentro il freezer tra cui anche un cuore
  • Due labbra umane che decoravano una delle finestre del salotto
  • Quattro nasi umani di cadaveri decomposti
  • Il rivestimento di una lampada fatto in pelle umana
  • Un tamburo fatto di pelle umana
  • Femori usati come gambe per un tavolo
  • Una lampada con il manico di una spina dorsale
  • Vestiti femminli fatti di pelle umana
  • Dieci teste di donna come decorazioni nella camera da letto
  • Alcune ossa umane sparse in giro
  • Ciò che gli valse l’appellativo di Leatherface: nove maschere fatte in pelle umana

La maggior parte dei resti umani elencati sono stati prelevati dai corpi trafugati nei cimiteri dallo stesso Gein.
Gli Psicologi che seguirono il caso dichiararono che Gein soffriva di un disturbo maniacale associato alla sessualità, infatti sperimentava una forma di necrofilia ricavando piacere sessuale dai corpi mutilati. Ma gli inquirenti erano anche concordi nel affermare che Gein avesse avuto il desiderio di cambiare sesso dato che aveva creato molti “abiti di donna” e che li indossava in casa in modo che potesse assumere le sembianze della madre.

L’unica stanza pulita e tenuta in ordine era la camera da letto della madre, come prova della sua maniacale fissazione che aveva nei confronti della donna.
Gein venne interrogato ma aveva dei ricordi vaghi e confusi degli omicidi commessi, in qualche modo la polizia riusci a ricostruire le dinamiche degli omicidi delle due donne.

Gein venne giudicato mentalmente instabile e incapace di sostenere il processo altrimenti sarebbe stato senz’altro condannato alla sedia elettrica. Passò i suoi ultimi anni fra vari istituti di igiene mentale tra cui l’Ospedale Statale Mendota dove morì per insufficienza respiratoria a seguito di un cancro all’età di 77 anni.
La sua casa venne bruciata, probabilmente dagli stessi cittadini che cercarono di cancellare quell’orribile posto a cui era stato dato l’appellativo di “casa degli orrori“.
Gein non aveva mai veramente dato segni evidenti del suo squilibrio mentale, infatti veniva considerato da tutti come un grande lavoratore che si divertiva a cacciare i cervi con gli amici e offriva sempre una mano a chi aveva bisogno, ma sotto si nascondeva un essere ripugnante pieno di problemi mentali pronto a uccidere senza rimorsi.

Infine, un’ultima curiosità: Gein dichiarò durante gli interrogatori di non essere mai riuscito ad uccidere nessun cervo in vita sua, il fatto strano è che offriva spesso agli amici e ai vicini piatti a base di “carne di cervo” …era forse carne umana?

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Pubblicato da su 12 giugno 2014 in Personaggi sinistri

 

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