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Archivio mensile:giugno 2014

La Zona del Silenzio, il deserto più misterioso della Terra che sconcerta gli scienziati

La Zona del Silenzio, il deserto più misterioso della Terra che sconcerta gli scienziati

Nel nostro mondo ci sono dei luoghi strani, particolari; luoghi che sono in qualche modo misteriosi per la quantità di incidenti verificatisi e la quantità di vittime coinvolte. Alcuni di essi sono molto famosi, come il Triangolo delle Bermuda. Ce ne sono altri, però, meno conosciuti ma non per questo poco documentati o strani. Uno di questi è la Zona del Silenzio, ovvero una zona desertica che si estende per oltre 50 km quadrati a Nord del Messico, dove convergono gli stati di Durango, Coahuila e Chihuahua.

Esistono migliaia di aneddoti a proposito di questa zona e ora vi racconteremo quelli più documentati e confermati dalle autorità come il caso del misterioso volo di Francisco Sarabia.

Francisco Sarabia Tinoco è nato nel 1900 a Lerdo in Messico, egli è stato un pioniere dell’aviazione messicana ed è famoso anche per il viaggio compiuto da Città del Messico fino a New York stabilendo un record di velocità di volo. Inoltre aprì diverse scuole di aviazione in molteplici città in tutto il Messico, si trattava quindi di un pilota molto esperto e capace. Tutto ciò rese l’incidente che stiamo per raccontare ancor più misterioso e inspiegabile. Negli anni ‘30, durante uno dei suoi tanti voli, mentre volava sopra Durango entrò nello spazio aereo che sovrasta la Zona del Silenzio e proprio in quel momento la ricetrasmittente cominciò ad emettere un brusio inspiegabile, Francisco dunque non riusciva più a comunicare con gli operatori a terra, in un primo momento pensò che l’apparecchio fosse rotto, ma dopo qualche minuto sentì dei rumori strani e infine più nulla se non del rumore bianco di sottofondo. Da terra gli operatori pensarono che Francisco avesse avuto un incidente e si precipitarono nel luogo indicato dalle ultime coordinate note preparandosi al peggio. Riuscirono subito a localizzarlo, fortunatamente l’aereo era intatto e Francisco ancora vivo, egli era riuscito ad atterrare e si trovava nella Zona del Silenzio. Il pilota era sotto shock e venne trasferito in ospedale dove in un secondo momento diede la sua versione dei fatti. Disse che dopo aver notato dei difetti nella ricetrasmittente si verificarono altri fatti strani, infatti la velocità di volo segnalata era 0 e l’aereo sembrava fluttuare più che volare, così fece un atterraggio di emergenza e con molta fortuna riuscì a salvarsi la vita. Concluse dicendo che fu l’esperienza più spaventosa della sua vita e che le sensazioni provate erano indescrivibili:

Mi sembrava di essere sospeso nel nulla

dichiarò. Il pilota promise a se stesso di non sorvolare mai più quella zona.

Un altro evento molto strano verificatosi qui riguarda il cosiddetto meteorite di Allende. Nel 1969 verso l’una di notte un meteorite grande quanto un automobile e dal peso stimato di oltre 3 tonnellate, attraversa l’atmosfera terrestre disintegrandosi in migliaia di pezzi che cadono su tutta la zona desertica, tale meteorite prese il nome di Meteorite di Allende dato che nelle vicinanze si trova un paesino chiamato Pueblito de Allende. In un periodo di 40 anni, sono state raccolte circa 3 tonnellate di materiale che componeva tale meteorite. L’enorme quantità di materiale raccolto, e le decadi trascorse ad analizzarlo, rendono il meteorite di Allende uno dei più noti e studiati con dei risultati a dir poco sorprendenti. I frammenti vennero analizzati da diversi laboratori e venne scoperto che al suo interno erano presenti non solo il carbonio, ma anche elementi che non esistono nel nostro sistema solare, venne scoperto infatti un tipo di ossido di titanio sconosciuto alla scienza e denominato Panguite, probabilmente uno dei minerali più antichi dell’intero universo, infine è stato appurato che questo meteorite risale a 4 miliardi e 567 milioni di anni fa, ossia 30 milioni di anni prima della presunta “nascita” della Terra. Inoltre, dato che le bussole impazziscono in prossimità dei sassi che ricoprono la zona, senza che questi contengano sostanze magnetiche, è stato ipotizzato dagli scienziati messicani che in un’era antichissima un grosso meteorite abbia impattato proprio qui, disseminando in tutta la zona frammenti più o meno grandi, oggi ormai sepolti dalla sabbia.

Ma quello che vi abbiamo appena raccontato non è il fatto più strano accaduto in questo deserto, infatti nel 1970 il governo degli Stati Uniti a Green River, nello Utah, stava realizzando delle prove militari con in missile Athena, destinato a finire in un’altra base Americana chiamata White Sands nel New Mexico, ma il missile non arrivò mai a destinazione, infatti deviò la sua traiettoria di ben 400 chilometri verso sud, attraversò la frontiera con il Messico e infine si schiantò proprio nella Zona del Silenzio. Il governo americano dichiarò fin da subito che si trattò di un incidente e ottenne il permesso da parte del governo messicano di cercare il proprio missile. Ci vollero ben 3 settimane di ricerche prima di trovarlo schiantato contro una duna. Chiaramente gli americani dovettero costruire in quel deserto arido e inospitale una strada e una piccola pista per cercare di salvare il più possibile con l’intervento degli aerei, ma ben presto capirono che quello non era un posto normale, infatti a poco a poco le apparecchiature smisero di funzionare e da quel giorno proprio gli americani nominarono quel deserto “Zona del Silenzio”, una luogo non raggiungibile dai segnali radio. Una volta recuperato il missile, gli Americani non ci tornarono più definendo questa zona come “bizzarra”.

Questo incidente destò moltissima attenzione tra i media e si scoprì che le persone che vivevano nelle vicinanze erano a conoscenza degli aneddoti e dei fatti misteriosi accaduti anche sulla loro stessa pelle, esse inoltre raccontano di storie tramandate da generazioni, alcune di queste parlano di creature che vivono in questa zona e che escono solo di notte, altre invece parlano di innumerevoli avvistamenti di luci nel cielo, ma c’è un elemento alquanto particolare che viene sottolineato anche da parte di diversi viaggiatori occasionali che attraversano la Zona del Silenzio, dicono che di notte ai margini della strada spesso si osservano delle persone molto alte dai capelli biondi e occhi chiari i quali dicono di venire “dall’alto” e parlano in una maniera strana. Sicuramente ad alimentare questi miti c’è anche l’aspetto del deserto stesso che è di per se molto particolare e macabro. Innanzitutto le temperature in questa zona sono a dir poco elevate, infatti all’ombra si raggiungono anche i 45°C, ma nonostante queste temperature insopportabili gode di una certa vegetazione e su tutta la sua superficie si possono trovare una grande quantità di animali, quasi tutti morti, infatti si trovano carcasse di mucche, conigli, cani, maiali, tutto ciò di per se non sarebbe un fatto strano dato che si tratta pur sempre di un deserto, ma la cosa curiosa è che quasi tutti gli animali provengono da allevamenti privati che si trovano nelle vicinanze e quindi tali bestie in qualche modo fuggono dalle recinzioni venendo a morire qui, in questo deserto. Fino ad ora non c’è alcuna spiegazione ma ricordiamo che certi animali come gli elefanti cercano di raggiungere un luogo speciale quando sono vicini alla morte, ma il motivo per cui la maggior parte degli animali sceglie questo posto è un enigma per la scienza stessa. Ma tutto ciò è solo uno dei tanti motivi che rendono la Zona del Silenzio un luogo alquanto misterioso.

Un dato particolare è che questa zona desertica, il Triangolo delle Bermuda e le piramidi egizie si trovano nello stesso parallelo terrestre, pura coincidenza?

 

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CASO 16: Zona del Silenzio – Il deserto più misterioso della terra

In questo video vi parleremo di uno dei luoghi più arcani ed enigmatici della terra: la Zona del Silenzio, dove succedono fatti senza spiegazione!

 

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SCOPERTA 16: Sacsayhuamán, misteriose tecniche di modellamento della roccia

SCOPERTA 16: Sacsayhuamán, misteriose tecniche di modellamento della roccia

A circa 2 chilometri a nord di Cuzco, l’antica capitale dell’Impero Inca, ad un’altitudine di 3700 metri, si trova Sacsayhuamán, una fortezza realizzata in pietra che si estende su un’area di 3 mila ettari scoperta dai conquistadores durante le spedizioni nel Nuovo Mondo.

Ma cos’ha di così straordinario quello che oggi è uno dei siti archeologici più importanti d’America? La tecnica di assemblaggio delle strutture in pietra mostra una precisione che non ha paragoni. Alcune delle rocce utilizzate dagli antichi costruttori raggiunge le 150 tonnellate, un peso che ancora oggi con i più moderni macchinari avremmo difficoltà a spostare. Inoltre la precisione con la quale i blocchi sono stati posizionati, combinata con gli angoli arrotondati di alcuni di essi, la varietà delle forme ad incastro e il modo in cui i muri sporgono verso l’interno, sta sconcertando ancora gli archeologi. Come hanno fatto gli Inca a realizzare opere così precise avendo a disposizione solo utensili in pietra?

Una domanda a cui ancora oggi non si riesce a dare una risposta definitiva se consideriamo anche il fatto che nessun attrezzo è stato rinvenuto in prossimità del sito. Esiste una “spiegazione ufficiale” che se però analizzata a fondo ha dell’assurdo: praticamente posizionavano la pietra sul posto, osservavano la forma di quelle adiacenti e la mettevano giù per realizzarne la forma. Poi la innalzavano nuovamente e se non corrispondeva ripetevano l’operazione fino a quando i blocchi non combaciavano perfettamente. Ma tutto questo sarebbe stato eseguito con massi che superavano le 100 tonnellate, dunque una procedura al di la della complessità e faticosità. Inoltre dobbiamo considerare che i massi corrispondono così perfettamente che nella fessura tra l’uno e l’altro non è possibile inserire nemmeno uno spillo!

La storia ufficiale ci dice che la fortezza è stata costruita dagli Inca tra il 1438 e il 1500 circa, ma gli stessi Inca affermano che le strutture megalitiche erano lì da molto tempo prima di loro, costruite da un popolo diverso. Dunque esisteva un popolo più antico di cui abbiamo perso completamente le tracce? Chi erano e che tecnologia hanno utilizzato per erigere un’opera tanto imponente?

Esiste una leggenda che afferma che gli antichi fossero in possesso di un particolare liquido, ottenuto dalle piante, capace di rendere la pietra morbida e facile da modellare. Altri hanno addirittura ipotizzato che i costruttori di Sacsayhuamán fossero in grado di fondere la roccia fino a darle la forma voluta, ma per ottenere un tale effetto sarebbero state necessarie temperature elevatissime. C’è chi parla anche di antichi giganti che avrebbero un tempo popolato la Terra.

Il nostro pianeta pullula di opere megalitiche di cui è difficile comprenderne i metodi di realizzazione; o i nostri antenati erano più avanzati di quanto crediamo, oppure c’è qualcosa che manca nella storiografia ufficiale.

 
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Pubblicato da su 26 giugno 2014 in Scoperte & Teorie

 

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SCOPERTA 15: La Sacra Sindone sarebbe autentica. Una radiazione ha impresso l’immagine di Gesù?

SCOPERTA 15: La Sacra Sindone sarebbe autentica. Una radiazione ha impresso l’immagine di Gesù?

Ormai è da molti anni che questa reliquia, la più sacra di tutta la cristianità, fa discutere esperti di tutto il mondo e ancora oggi l’opinione pubblica è spaccata in due: la Sacra Sindone è un falso medievale di pregevole fattura oppure è realmente l’immagine impressa di Gesù? Sappiamo che a supportare la prima ipotesi ci sono i risultati della radiazione al radiocarbonio eseguita nel 1988, secondo i quali la stoffa della Sindone aveva solo 728 anni di età. Una recente scoperta, però, da incredibilmente ragione al fatto che la reliquia risalga al 1° secolo d.C.

Un gruppo di ricercatori del Politecnico di Torino ha eseguito un nuovo studio il quale suggerisce che a provocare l’immagine impressa sul telo funerario possa essere stata un’emissione di neutroni causata dal terremoto avvenuto a Gerusalemme nel 33 d.C. La radiazione avrebbe compromesso anche la datazione eseguita nel 1988 restituendo un risultato errato poiché avrebbe potuto aumentare il livello degli isotopi di carbonio-14 presenti sulle fibre del lino. Attraverso la sperimentazione meccanica e chimica, è stato ipotizzato che le onde di pressione ad alta frequenza generate nella crosta terrestre durante i terremoti potrebbero essere la fonte di tali emissione di neutroni.

La ricerca si basa sulle reazioni di fissione piezonucleari che si attivano quando campioni di roccia molto fragili vengono schiacciati sotto una pressa. Nel processo, i neutroni vengono prodotti senza emissioni gamma. Analogamente, i ricercatori teorizzano che l’incremento del flusso dei neutroni in corrispondenza di attività sismica, potrebbe essere il risultato delle stesse reazioni. I ricercatori, quindi, ritengono che l’emissione di neutroni causata dal terremoto avvento nel 33 d.C. a Gerusalemme, pari a 8.2 gradi sulla scala Richter, possa essere stata abbastanza intensa da imprimere l’immagine neutronica attraverso la sua interazione con i nuclei di azoto.

Questa è una scoperta di certo affascinante che sembra confermare l’originalità della reliquia e chissà se un domani riusciremo a scoprire definitivamente la sua origine.

 
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Pubblicato da su 25 giugno 2014 in Scoperte & Teorie

 

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SCOPERTA 14: Le strabilianti Linee di Nazca e il mistero che le circonda

SCOPERTA 14: Le strabilianti Linee di Nazca e il mistero che le circonda

Le Linee di Nazca sono geoglifi, ossia delle linee tracciate sul terreno, per la precisione nel deserto di Nazca, un altopiano arido nel Perù meridionale. Le oltre 13.000 linee vanno a formare più di 800 disegni e si estendono su un’area di circa 500 km quadrati. Esse includono i profili stilizzati di animali quali la balena, il pappagallo, la lucertola, il colibrì, il condor, l’enorme ragno lungo, ecc…

Queste Linee sono state scoperte per la prima volta solo dall’avvento dei voli di linea sull’area, casualmente, nel 1927. Da quell’anno molti studiosi cercano di comprenderne il significato ipotizzando che fosse un enorme area di culto realizzata dal popolo Nazca, una civiltà preincaica comparsa sulle sponde del fiume Aya nella regione di Ica in Peru’ nel I secolo d.C. e decaduta nel VI secolo d.C.

Le linee a terra sono state realizzate rimuovendo lo strato superficiale di terra, rocce e sassi; questo non è un lavoro complesso, ma ciò che lascia senza parole è appunto la quantità. Solo dall’alto si può apprezzare l’enormità del lavoro che è stato fatto su questo territorio, mentre da terra quasi non ci si rende neppure conto. Secondo molti studiosi, la durata della cultura Nazca non poteva essere sufficiente per realizzare un’opera così imponente, dunque si è avanzata l’ipotesi che abbiano semplicemente continuato un lavoro di una qualche precedente civiltà sconosciuta.

Dobbiamo considerare anche il fatto che dalle cime di molte montagne che circondano il deserto di Nazca sono state rimosse enormi quantità di terreno in modo da livellarle e appiattirle per quali tracciare ulteriori linee. Sono proprio queste montagne a essere tralasciate dalla storiografia ufficiale in quanto le domande che le accompagnano difficilmente possono trovare risposte soddisfacenti.

Dunque se possiamo (quasi) spiegare le linee, non possiamo dire altrimenti di queste montagne livellate. Il mistero ancora oggi rimane, dato che con la tecnologia odierna, un’impresa titanica come l’appiattimento di una montagna, richiederebbe potenti ed enormi mezzi oltre che un ingente quantità di tempo.

 

 
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Pubblicato da su 20 giugno 2014 in Scoperte & Teorie

 

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SCOPERTA 13: E’ se l’uomo fosse già stato su Marte? Una rivelazione scottante!

SCOPERTA 13: E’ se l’uomo fosse già stato su Marte? Una rivelazione scottante!

E se l’uomo fosse già stato su Marte? Sembra una cosa assurda, ma è importante tenere sempre la mente aperta perché ciò che è assurdo oggi, potrebbe non esserlo domani. Ma vediamo insieme questa teoria secondo la quale la NASA nel 1970 avrebbe organizzato ben due missioni segrete su Marte in collaborazione con l’Ente Spaziale Sovietico, allo scopo di recuperare reperti di una presunta antica civiltà marziana.

Al comando delle due missioni segrete ci sarebbero stati due astronauti conosciutissimi dal grande pubblico: Neil Armstrong e Buzz Aldrin. Questa rivelazione nasce da informazioni fatte trapelare da una persona anonima il quale rivela quando queste missioni avvennero, da dove partirono, quale centro le controllò e quale ne fu l’obiettivo. Non solo: ha fornito anche del materiale a sostegno delle sue affermazioni: 4 foto che ritrarrebbero, per l’appunto, un astronauta americano sul suolo marziano.
Le immagini mostrerebbero Buzz Aldrin mentre cammina su Marte e tal proposito il rivelatore segreto afferma:

Il celebre astronauta Buzz Aldrin è stato il Comandante della prima missione segreta su Marte con equipaggio, una missione risalente all’anno 1970 ed organizzata nell’ambito del progetto da lui definito Project Redsun

Successivamente viene fuori un nome che conferma tutto ciò che stiamo raccontando: Moonwalker1966delta, il sedicente comandante dell’Apollo 19, missione ufficialmente mai avvenuta, che avrebbe dovuto raggiungere la faccia nascosta della Luna per studiare da vicino le anomalie fotografate dalle precedenti missioni Apollo.

Fino a qui potrebbe trattarsi di uno scherzo ben orchestrato, ma non possiamo non raccontare di un’intervista di qualche tempo fatta all’ex astronauta Eugene Cernan, il tema di questa intervista era il futuro dell’esplorazione spaziale. Alla domanda:

Nonostante la crisi economica, gli Stati Uniti avrebbero dovuto investire miliardi di dollari per raggiungere Marte entro il 2035 come sosteneva Buzz Aldrin?

Cernan rispose:

Buzz wants to come BACK TO MARS – Buzz vuole RITORNARE SU MARTE

Un semplice lapsus oppure un errore che svelava involontariamente un segreto?

Una questione scottante di difficile credibilità, ma come abbiamo già detto all’inizio: bisogna tenere sempre la mente aperta. Alla faccia di chi crede che l’uomo sulla Luna non ci sia mai stato!

 
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Pubblicato da su 17 giugno 2014 in Scoperte & Teorie

 

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Il mistero straziante del suicidio dei cani sull’Overtoun Bridge

Il mistero straziante del suicidio dei cani sull’Overtoun Bridge

A 3 km ad est dalla città di Dumbarton, in Scozia, sorge una villa: la Overtoun House. È stata costruita nel 1860 ed è un classico esempio di architettura scozzese. Da quando nel 1938 è stata donata al popolo di Dumbarton, la casa è diventata prima un ospedale per le maternità e infine un centro cristiano. La casa fu costruita su una collina vicino al fiume Clyde e per collegare le due sponde è stato eretto l’Overtoun Bridge, ed è proprio su questo ponte che si concentra la nostra storia. Infatti, dagli anni ‘50, si verificano una serie di misteriosi suicidi da parte di cani. Questi episodi sconcertano le persone da più di mezzo secolo e nessuno sa dare ancora una spiegazione.

Tutti i decessi si verificano apparentemente con le stesse modalità: i cani si buttano sempre dal medesimo punto tra gli ultimi due parapetti sul lato destro del ponte e quasi sempre in limpide giornate di sole. Inoltre le razze che hanno perso la vita sono sempre stati Labrador, Collie e Retriever. Questo caso è stato definito come un “mistero straziante” e la gente del posto che possiede questi animali ha paura di attraversare quel luogo.

Donna Cooper è una di quelle persone che ha tragicamente vissuto gli ultimi istanti di vita del suo cane proprio mentre stava attraversando l’Overtoun Bridge con la sua famiglia. Queste le sue parole:

Io e la mia famiglia stavamo facendo una passeggiata in una bella giornata di sole con il nostro cane Ben, un bellissimo Collie. Eravamo sull’Overtoun Bridge quando, senza preavviso, Ben saltò sul parapetto del ponte e si buttò di sotto facendo un volo di oltre 15 metri e schiantandosi infine sulle rocce sottostanti. Siamo rimasti impietriti e lo portammo subito dal veterinario. Incredibilmente era ancora vivo ma le sue condizioni erano pessime; aveva una gamba spezzata, la schiena rotta e la mascella completamente fuori posto. Sotto consiglio del veterinario ponemmo fine alle sue sofferenze sopprimendolo

Esistono anche episodi con un finale meno tragico, come quello che racconta Kenneth Meikle. Il suo cane si buttò dal ponte ma sopravvisse poiché atterrò su un letto di muschio. Vengono riportati casi, però, in cui il cane, miracolosamente rimasto in vita dopo l’incidente, è ritornato sull’Overtoun Bridge per buttarsi di nuovo e questa volta senza sopravvivere.

Proprio questo luogo, nel 1994, è stato sotto i riflettori dei media per un caso tanto tragico quanto inquietante. Un certo Kevin Moy, una persona del posto, ha gettato il figlio di sole due settimane dal ponte uccidendolo, sostenendo che il bambino fosse l’Anticristo. Immediatamente dopo ha tentato invano il suicidio gettandosi anch’esso dal ponte.
Dopo questo episodio circolano voci sul fatto che l’Overtoun Bridge sia infestato e che abbia strani effetti su persone e animali. Non a caso, forse, nella mitologia Celtica quel luogo è noto col nome di “The thin place”, traducibile come “Il luogo sottile” in cui il regno dei cieli e quello terrestre si toccano. Nella storia, i cani hanno più volte dimostrato di essere molto più sensibili degli esseri umani, dunque è possibile che siano spaventati da una qualche forza soprannaturale o esterna proveniente dal ponte? Negli ultimi cinquant’anni i cani suicida sono stati più di cinquanta e una serie di specialisti scozzesi da anni ormai si dirige sul posto senza però essere mai giunta ad una conclusione plausibile.

Recenti studi hanno dimostrato come gli animali possano essere depressi e indotti a pensieri suicidi. In particolare, i cani, possono soffrire di psicosi. Alcuni esperti sono portati a credere che i proprietari possono trasferire i pensieri negativi all’animale domestico. Un famoso esperimento austriaco ha mostrato come i cani possano cogliere i pensieri e le intenzioni dei loro proprietari anche da molti chilometri di distanza. Tutto ciò, però, non spiega come mai i suicidi avvengono proprio sull’Overtoun Bridge.
E’ stato ipotizzato che forse un particolare suono o odore, non percettibile all’uomo, possa essere la causa di questi comportamenti. Sappiamo, infatti, che i cani hanno un udito e un olfatto decine e decine di volte più sensibile del nostro. Tuttavia, dopo il controllo dei livelli sonori effettuati sul ponte, gli esperti di acustica non hanno trovato nulla che potrebbe spiegare tali suicidi. Inoltre si è escluso il fattore ‘visivo’ poiché c’è stato anche un episodio documentato in cui una cagnolina cieca si sarebbe suicidata dal ponte.
Per quando riguarda invece l’olfatto, è stato scoperto che sotto il ponte ci sono un gran numero di topi e visoni oltre che numerosi nidi di scoiattolo. Forse è proprio l’odore di questi animali ad attirare i cani? È noto che i visoni hanno potenti ghiandole che emettono un forte odore di muffa irresistibile per i cani. Si spiegherebbe anche come mai questi suicidi avverrebbero in giorni di sole, quando questo odore non è cancellato dall’umidità o dalla pioggia. Inoltre questa ipotesi è in linea con gli inizi dei suicidi. Infatti i visoni sono stati introdotti in scozia a partire dagli anni ‘20, ma solo dagli anni ‘50 hanno cominciato a riprodursi e moltiplicarsi drasticamente.

Ma esistono ancora molte domande aperte. Ci sono più di 26.000 visoni in Scozia, come mai i cani saltano proprio da quel ponte, rischiando la vita, per cercarne uno? Perché si buttano sempre dallo stesso medesimo punto tra gli ultimi due parapetti sul lato destro? Insomma, quanti cani dovranno ancora morire prima che venga trovata una soluzione a questo misterioso caso.

 

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