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Le misteriose piramidi di cristallo del Triangolo delle Bermuda

12 Apr
Le misteriose piramidi di cristallo del Triangolo delle Bermuda

Il Triangolo delle Bermuda è uno dei luoghi più misteriosi, pericolosi e, talvolta, mortali di tutto il pianeta Terra. Per decenni, intrepidi esploratori hanno cercato di risolvere l’enigma che si cela dietro i misteriosi fenomeni generati in questa particolare zona del pianeta.
Si pensa erroneamente che solo a partire dagli anni ‘50 strani casi, come bizzarri eventi meteorologici, sparizioni di navi e di aerei e altri accadimenti enigmatici, abbiano cominciato a manifestarsi in questo luogo, ma esistono documentazioni riportate da Cristoforo Colombo che durante le sue spedizioni nel Nuovo Mondo a cavallo tra il XV e il XVI secolo, registra nei suoi diari strane manifestazioni luminose e malfunzionamenti della bussola.

Alcuni ricercatori indipendenti, sono convinti che i misteriosi fenomeni del Triangolo delle Bermuda siano causati da una qualche misteriosa tecnologia antica sommersa nelle profondità dell’Oceano Atlantico, un dispositivo ad altissima energia in grado di creare dei veri e propri portali spazio-temporali capaci di trasportare uomini e cose verso altri mondi e altre dimensioni. Tali convinzioni hanno spinto numerosi team ad effettuare molteplici ricerche in questo pezzo di mare nel corso di svariati decenni.

Ora un squadra composta da esploratori americani e francesi ha confermato una scoperta incredibile: una struttura piramidale gigantesca parzialmente trasparente, forse più grande della Piramide di Cheope in Egitto, sembra poggiare sul fondo del Mar dei Caraibi, lunghezza e altezza sono stimate rispettivamente 300 e 100 metri e la sua origine, età e scopo sono del tutto sconosciute.

Questa scoperta, però, non è stata una novità in quanto ai ricercatori è già nota dal 1968 quando, quasi per caso la piramide fu individuata da un medico il cui nome era Ray Brown. Brown si trovava in vacanza nei Caraibi a fare immersioni con i suoi amici al largo delle Bahamas. Nel bel mezzo di una immersione, raccontò di essersi ritrovato solo e mentre tentava di raggiungere i suoi amici, guardando verso il basso, notò una massiccia struttura innalzarsi dal fondo dell’oceano che dichiarò essere un oggetto lievemente illuminato dal sole e che sembrava avere la forma di una piramide. Siccome era a corto d’aria, non spese molto tempo a studiare l’oggetto, ma si diresse verso i suoi amici.

Successivamente, nell’estate del 1991, il famoso oceanografo dott. Verlag Meyer, durante una conferenza stampa fece una dichiarazione alquanto misteriosa. Comunicò che durante una scansione con il sonar del fondale del famoso Triangolo delle Bermuda, il suo team trovo ben due piramidi gigantesche, più grandi delle Piramidi di Giza, ad una profondità di 600 metri.
Ma il fatto più sconcertante furono le dichiarazioni degli scienziati dell’epoca i quali, una volta osservati i dati e fatte le dovute considerazioni, affermarono che la tecnologia per produrre il materiale di costruzione delle piramidi era sconosciuta. Infatti sembrerebbe che l’elemento fosse vetro o un simil-vetro, forse cristallo, in quanto la superficie risulta completamente liscia e parzialmente traslucida.

Quindi le ipotesi sono due: o le piramidi erano state costruite in tempi recenti – circa mezzo secolo fa – con un qualche materiale di ultima generazione, oppure, se si vogliono collocarle in un tempo più remoto, bisogna ipotizzare che non siano di origine umana.
Sulla cima delle piramidi, inoltre, ci sono due fori molto grandi, attraverso i quali l’acqua del mare si muoverebbe ad alta velocità generando dei vortici che influenzano fortemente anche la superficie del mare. È per caso la piramide, o le piramidi, di cristallo a causare quei misteriosi fenomeni che noi tutti conosciamo? Alcuni ricercatori hanno ipotizzato per anni che sul fondo del Triangolo delle Bermuda vi fosse una fonte di energia capace di interferire con le radiotrasmittenti e i radar. Molti ipotizzano che queste strutture siano i resti della civiltà perduta più famosa del mondo: Atlantide.

Si ritiene che Atlantide fosse una super-civiltà globale che esisteva tra il 10500 e il 10000 a.C. e che sia stata sopraffatta da una catastrofe globale, forse quella registrata nella Bibbia e conosciuta come il Diluvio Universale di Noè. Se Atlantide è esistita, dunque, probabilmente è da collocarsi alla fine dell’ultima era glaciale. La storia del suo affondamento si riferisce a massicce inondazioni dovute ad un brusco innalzamento delle acque, innescato da uno scioglimento improvviso delle calotte polari.

Da questo punto di vista, il mistero delle Piramidi sul fondo del mare è risolto. Stiamo semplicemente prendendo atto dei risultati di un evento catastrofico che ha colpito la Terra migliaia di anni fa, generando un rialzamento del livello del mare che ha spazzato via molte civiltà. Gli abissi degli oceani restano la grande frontiera sconosciuta dell’esplorazione umana. Non è la prima volta, infatti, che strane strutture dalle dimensioni notevoli, vengono scoperte presso i fondali marini. Basti pensare alle piramidi di Yonaguni in Giappone, scoperte nel 1987, quando alcuni subacquei si immersero nelle acque a sud dell’isola per studiare la grande popolazione di squali martello che si radunano nella zona. La loro somiglianza con altri reperti del mondo antico ha portato qualcuno a teorizzare che potrebbero essere i resti di un’antica civiltà risalente a 10.000 anni fa. Altre analisi indicano che l’origine della struttura, che misura 120 m in lunghezza, 40 m in ampiezza e 20–25 m in altezza, possa risalire ad 8.000 anni fa.
Un altro esempio lo troviamo tra le isole di São Miguel e Terceira nelle Azzorre del Portogallo. Proprio qui, recentemente è stata scoperta una misteriosa struttura sommersa dalla forma perfettamente piramidale che dalle prime stime l’altezza sembra essere di 60 metri con una base di 8000 metri quadri

Ci troviamo in un momento storico nel quale la scienza conosce più la superficie della Luna che non gli abissi del nostro stesso pianeta, e forse esplorare le profondità dell’Oceano ci aiuterà ad esplorare meglio le profondità del grande mistero dell’Uomo.

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