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Archivio mensile:aprile 2014

La storia di Chip Chan: un macabro racconto di un rapimento?

La storia di Chip Chan: un macabro racconto di un rapimento?

Oggi essere collegati ad internet è essenziale nella nostra società, oltre ai diversi Social Network che tutti noi conosciamo, esistono modi più diretti per mettere in mostra la propria vita. Esistono infatti persone che, stando collegate in rete 24h su 24, mostrano la loro vita quotidiana tramite una webcam. Questa è una moda che ha preso piede solo ultimamente in europa ma è abbastanza diffusa in Asia e in America. Proprio grazie a questo particolare modo di comunicare veniamo a conoscenza di una vicenda che ha dei lineamenti macabri e misteriosi.

La protagonista di questa storia è nota a noi con l’appellativo di Chip Chan. Purtroppo età e nome sono sconosciuti e le poche informazioni certe che abbiamo su questa giovane ragazza è che vive a Seoul, in Corea, ed è stata resa famosa grazie agli utenti di 4chan, un noto forum. Chip Chan è stata scoperta in un webcam’s thread non protetto, ossia in uno dei tanti siti in cui gli utenti sparsi per il mondo mostrano in diretta la loro vita quotidiana.

Un utente di 4chan ha visto questa giovane ragazza sdraiata in una posizione innaturale su una sedia con le gambe sulla scrivania, nella stanza inoltre erano esposti numerosi messaggi molti dei quali mostravano scritte e simboli senza senso. In un primo momento gli utenti interessati alla vicenda pensarono che fosse morta in quanto la ragazza non mostrava segni di vita da oltre 20 ore. Solo dopo parecchio tempo Chip Chan si svegliò solo per graffiare la propria gamba.

Fino a qui potrebbe trattarsi semplicemente di una ragazza ossessionata con disturbi del sonno. Ma è quando vengono tradotti i messaggi che appendeva in tutta la sua stanza che veniamo a conoscenza di una storia ben più raccapricciante e tetra.

La sua storia inizierebbe nel 1999 quando è stata presumibilmente molestata e sequestrata da un poliziotto corrotto che ella chiama “P”. Egli era ossessionato da questa ragazza e per controllarla le avrebbe innestato un chip sottopelle, più precisamente nella caviglia. Inoltre afferma che è stato proprio lui a installare le telecamere per tenerla sempre sotto controllo. Il chip permetterebbe a “P” di ricevere tutto ciò che lei sente, pensa o dice, oltre ad essere in grado di farla dormire quando e dove vuole. Dal 2008 Chip Chan ha iniziato a scrivere del suo problema sulla rete e dal 2009 le telecamere sono state abilitate in modo che chiunque poteva osservarla. In origine c’erano tre telecamere, ma oggi possiamo vedere solo due. Chip Chan ha chiarito che non è stata lei ad abilitare le telecamere al pubblico ma in qualche modo si attiverebbero solo quando dorme, nessuno sa il perché e come. Ella stessa, inoltre, afferma nel suo blog che prima che il chip le fosse impiantato dormiva solo 4 ore al giorno, ma dopo l’impianto supera le 20 ore consecutive. Raramente lascia la sua abitazione, se non per rifornirsi di cibo. Le poche volte in cui la si può vedere sveglia; mangia, beve e naviga in internet. Il suo aspetto è trasandato come il resto della sua abitazione. Dalle diversi immagini si può osservare il degrado in cui vive; sudiciume e spazzatura sono sparsi dovunque, ma la cosa inquietante è che cerca ossessivamente di bloccare la porta d’ingresso, come se si stesse proteggendo da qualcosa o da qualcuno. Non ha mai fatto denuncia alla polizia per paura che “P” scoprisse ogni cosa.

Se la storia fosse vera, potrebbe significare che Chip Chan è tenuta prigioniera in casa propria da un poliziotto e non può fuggire a causa del controllo che esercita su di lei. Gli utenti hanno notato che ogni tanto le immagini delle telecamere si fermano per svariati minuti o anche delle ore per poi ripartire, Chip Chan dice che questo è dovuto al fatto che “P” per non farsi vedere spegne le telecamere al suo arrivo! Ma come spiegare il fatto che questa ragazza pur non lavorando da anni abbia sempre avuto luce, internet e alimentari? Inoltre come pagherebbe l’affitto della sua abitazione? Chip Chan afferma nel suo Blog che alla morte dei suoi genitori le è stata lasciata una grossa somma di denaro come eredità.

Se la storia fosse falsa, Chip Chan soffrirebbe di schizofrenia, paranoia, narcolessia e disturbi alimentari. Tuttavia, a causa di qualche incongruenza e contraddizione delle informazioni fornite, la storia si complica. A quanto pare Chip Chan avrebbe lasciato la casa un paio di volte: si dice i suoi vicini, una coppia di anziani, ogni tanto la portino fuori da li.

Ecco uno dei pochi video in cui la si vede uscire di casa. A volte cose strane accadono quando dorme, in questo video vi mostriamo come le luci sembrano avere vita propria:

Ma al di là della storia, che sia vera o che sia falsa, di Chip Chan una cosa è certa: ancora oggi riesce a incuriosire il mondo di internet, suscitando diverse reazioni in coloro che la seguono. Alcuni sentono di essere invasi da un istinto protettivo nei suoi confronti, altri provano pena e altri ancora sostengono che è semplicemente pazza; ma dove le opinioni divergono un evento le unisce: tutti, forse come “P”, ancora oggi la osservano.

 

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Pubblicato da su 24 aprile 2014 in Casi macabri e misteriosi

 

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CASO 10: Chip Chan – Cronaca di un macabro sequestro

Il caso di Chip Chan, un inquietante rapimento o una triste storia di ordinaria follia?

 
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Pubblicato da su 24 aprile 2014 in Casi macabri e misteriosi

 

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Gli ultimi inquietanti e misteriosi istanti di vita di Elisa Lam. Cosa è accaduto?

Gli ultimi inquietanti e misteriosi istanti di vita di Elisa Lam. Cosa è accaduto?

Chi è Elisa Lam? Elisa Lam era una studentessa canadese di origine asiatica. Aveva solo 21 anni quando è stata trovata morta all’interno di una cisterna d’acqua, sul tetto del Cecil Hotel a Los Angeles.

Tutto Inizia in un giorno d’inverno, più precisamente il 21 febbraio del 2013. Gli inquilini del Cecil Hotel segnalarono che il sapore e l’aspetto dell’acqua erano strani. In particolare il colore aveva sfumature di giallo, marrone e rosso. Le segnalazioni si moltiplicarono in pochi giorni fino a che dovette intervenire il personale tecnico dell’hotel per controllare lo stato della cisterna contenente le riserve d’acqua. Fu proprio in quel preciso momento che scoprirono un cadavere in avanzato stato di decomposizione al suo interno. Le indagini successive hanno riscontrato che si trattava del corpo di Elisa Lam morto dal almeno 19 giorni.

Gli inquirenti seguirono subito l’ipotesi dell’assassinio. Dobbiamo ricordare che siamo a Los Angeles, una delle città in cui avvengono più crimini al mondo. Quest’ipotesi, però, venne quasi immediatamente scartata data l’assenza di elementi e indizi che indicassero un omicidio.

A questo punto il mistero si infittisce ancora di più perché alcune domande sorgono spontanee. Come avrebbe fatto l’assassino a trasportare il corpo di Elisa Lam senza essere visto da nessuno, tantomeno dalle telecamere di sicurezza. Ma il fatto più inquietante dell’intera vicenda è il video della telecamera interna di un ascensore che ritrae Elisa Lam probabilmente nei suoi ultimi istanti di vita. Da questo video possiamo notare fin dai primi minuti un comportamento alquanto strano di Elisa, appena entra infatti preme freneticamente tutti i pulsanti. Quando la ragazza si accorge che l’ascensore non ha la minima intenzione di muoversi controlla che nel corridoio non ci sia nessuno con dei movimenti che fanno pensare che si fosse accorta che qualcuno la stesse inseguendo, una presenza invisibile con la quale sembra addirittura interagire muovendosi in modo disumano.

Come prima ipotesi, dopo la visione di questo video, gli inquirenti hanno pensato che la ragazza fosse sotto effetto di droghe o alcol, ma l’autopsia smentì ipotesi, nessuna traccia sospetta infatti era stata trovata nel corpo di Elisa. Nella disperazione si è pensato a un caso di suicidio, ma è noto che l’annegamento volontario è impossibile per un fattore di sopravvivenza che porta automaticamente il nostro corpo a riemergere per respirare. Un altro fattore che ha escluso questa pista è che la cisterna era stata chiusa da fuori.

Il caso, dopo un anno, è stato archiviato senza però una spiegazione logica. Cosa sia accaduto a Elisa Lam è ancora un mistero.

 
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Pubblicato da su 16 aprile 2014 in Casi macabri e misteriosi

 

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Le misteriose piramidi di cristallo del Triangolo delle Bermuda

Le misteriose piramidi di cristallo del Triangolo delle Bermuda

Il Triangolo delle Bermuda è uno dei luoghi più misteriosi, pericolosi e, talvolta, mortali di tutto il pianeta Terra. Per decenni, intrepidi esploratori hanno cercato di risolvere l’enigma che si cela dietro i misteriosi fenomeni generati in questa particolare zona del pianeta.
Si pensa erroneamente che solo a partire dagli anni ‘50 strani casi, come bizzarri eventi meteorologici, sparizioni di navi e di aerei e altri accadimenti enigmatici, abbiano cominciato a manifestarsi in questo luogo, ma esistono documentazioni riportate da Cristoforo Colombo che durante le sue spedizioni nel Nuovo Mondo a cavallo tra il XV e il XVI secolo, registra nei suoi diari strane manifestazioni luminose e malfunzionamenti della bussola.

Alcuni ricercatori indipendenti, sono convinti che i misteriosi fenomeni del Triangolo delle Bermuda siano causati da una qualche misteriosa tecnologia antica sommersa nelle profondità dell’Oceano Atlantico, un dispositivo ad altissima energia in grado di creare dei veri e propri portali spazio-temporali capaci di trasportare uomini e cose verso altri mondi e altre dimensioni. Tali convinzioni hanno spinto numerosi team ad effettuare molteplici ricerche in questo pezzo di mare nel corso di svariati decenni.

Ora un squadra composta da esploratori americani e francesi ha confermato una scoperta incredibile: una struttura piramidale gigantesca parzialmente trasparente, forse più grande della Piramide di Cheope in Egitto, sembra poggiare sul fondo del Mar dei Caraibi, lunghezza e altezza sono stimate rispettivamente 300 e 100 metri e la sua origine, età e scopo sono del tutto sconosciute.

Questa scoperta, però, non è stata una novità in quanto ai ricercatori è già nota dal 1968 quando, quasi per caso la piramide fu individuata da un medico il cui nome era Ray Brown. Brown si trovava in vacanza nei Caraibi a fare immersioni con i suoi amici al largo delle Bahamas. Nel bel mezzo di una immersione, raccontò di essersi ritrovato solo e mentre tentava di raggiungere i suoi amici, guardando verso il basso, notò una massiccia struttura innalzarsi dal fondo dell’oceano che dichiarò essere un oggetto lievemente illuminato dal sole e che sembrava avere la forma di una piramide. Siccome era a corto d’aria, non spese molto tempo a studiare l’oggetto, ma si diresse verso i suoi amici.

Successivamente, nell’estate del 1991, il famoso oceanografo dott. Verlag Meyer, durante una conferenza stampa fece una dichiarazione alquanto misteriosa. Comunicò che durante una scansione con il sonar del fondale del famoso Triangolo delle Bermuda, il suo team trovo ben due piramidi gigantesche, più grandi delle Piramidi di Giza, ad una profondità di 600 metri.
Ma il fatto più sconcertante furono le dichiarazioni degli scienziati dell’epoca i quali, una volta osservati i dati e fatte le dovute considerazioni, affermarono che la tecnologia per produrre il materiale di costruzione delle piramidi era sconosciuta. Infatti sembrerebbe che l’elemento fosse vetro o un simil-vetro, forse cristallo, in quanto la superficie risulta completamente liscia e parzialmente traslucida.

Quindi le ipotesi sono due: o le piramidi erano state costruite in tempi recenti – circa mezzo secolo fa – con un qualche materiale di ultima generazione, oppure, se si vogliono collocarle in un tempo più remoto, bisogna ipotizzare che non siano di origine umana.
Sulla cima delle piramidi, inoltre, ci sono due fori molto grandi, attraverso i quali l’acqua del mare si muoverebbe ad alta velocità generando dei vortici che influenzano fortemente anche la superficie del mare. È per caso la piramide, o le piramidi, di cristallo a causare quei misteriosi fenomeni che noi tutti conosciamo? Alcuni ricercatori hanno ipotizzato per anni che sul fondo del Triangolo delle Bermuda vi fosse una fonte di energia capace di interferire con le radiotrasmittenti e i radar. Molti ipotizzano che queste strutture siano i resti della civiltà perduta più famosa del mondo: Atlantide.

Si ritiene che Atlantide fosse una super-civiltà globale che esisteva tra il 10500 e il 10000 a.C. e che sia stata sopraffatta da una catastrofe globale, forse quella registrata nella Bibbia e conosciuta come il Diluvio Universale di Noè. Se Atlantide è esistita, dunque, probabilmente è da collocarsi alla fine dell’ultima era glaciale. La storia del suo affondamento si riferisce a massicce inondazioni dovute ad un brusco innalzamento delle acque, innescato da uno scioglimento improvviso delle calotte polari.

Da questo punto di vista, il mistero delle Piramidi sul fondo del mare è risolto. Stiamo semplicemente prendendo atto dei risultati di un evento catastrofico che ha colpito la Terra migliaia di anni fa, generando un rialzamento del livello del mare che ha spazzato via molte civiltà. Gli abissi degli oceani restano la grande frontiera sconosciuta dell’esplorazione umana. Non è la prima volta, infatti, che strane strutture dalle dimensioni notevoli, vengono scoperte presso i fondali marini. Basti pensare alle piramidi di Yonaguni in Giappone, scoperte nel 1987, quando alcuni subacquei si immersero nelle acque a sud dell’isola per studiare la grande popolazione di squali martello che si radunano nella zona. La loro somiglianza con altri reperti del mondo antico ha portato qualcuno a teorizzare che potrebbero essere i resti di un’antica civiltà risalente a 10.000 anni fa. Altre analisi indicano che l’origine della struttura, che misura 120 m in lunghezza, 40 m in ampiezza e 20–25 m in altezza, possa risalire ad 8.000 anni fa.
Un altro esempio lo troviamo tra le isole di São Miguel e Terceira nelle Azzorre del Portogallo. Proprio qui, recentemente è stata scoperta una misteriosa struttura sommersa dalla forma perfettamente piramidale che dalle prime stime l’altezza sembra essere di 60 metri con una base di 8000 metri quadri

Ci troviamo in un momento storico nel quale la scienza conosce più la superficie della Luna che non gli abissi del nostro stesso pianeta, e forse esplorare le profondità dell’Oceano ci aiuterà ad esplorare meglio le profondità del grande mistero dell’Uomo.

 

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CASO 9: Triangolo delle Bermuda – Le piramidi sommerse

Cosa si nasconde sotto il Triangolo delle Bermuda? Analizziamo il caso delle piramidi sommerse!

 

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Il macabro mistero della maledizione dell’auto di James Dean

Il macabro mistero della maledizione dell’auto di James Dean

Una fiamma che si accende all’improvviso bruciando così intensamente da fare invidia alle stelle e che in maniera fulminea si spegne. Questa, in sintesi, è la vita di James Dean.

Simbolo immortale di Hollywood che ha appassionato, ispirato e lasciato il segno su tante generazioni a partire dagli anni 50, a lui si sono ispirati anche altri mostri sacri della cinema e della musica. Ad esempio Elvis Presley, per rafforzare la sua immagine, assumeva un atteggiamento “animalesco” alla James Dean di cui era un grande ammiratore e perfino la sua celebre capigliatura era un chiaro omaggio alla stella di Hollywood. John Lennon addirittura dichiarò che senza James i Beatles non sarebbero mai esistiti.

La lista delle persone che hanno reso tributo e si sono ispirati a lui è molto lunga: Jimmi Hendrix, Sid Vicious, Jim Morrison, Kurt Cobain, ecc… ancora oggi il mondo è influenzato dal suo fascino, ci basti pensare che il classico look blue-jeans e t-shirt è stato reso popolare proprio da lui, come simbolo di ribellione, nel film “Gioventù Bruciata”. James Dean è diventato leggenda anche e soprattutto per la sua morte avvenuta all’età di soli 24 anni. Infatti James è morto in un incidente stradale a bordo della sua tanto amata Porsche 550 Spyder, ed è attorno a questa macchina che si concentrerà la nostra storia.

James Byron Dean era attratto dal mondo dei motori come una calamita e quando iniziarono le riprese del suo terzo e ultimo film, “Gigante”, acquisì l’automobile che divenne il suo bene più prezioso e presto anche la sua tragica rovina. Il 21 Settembre 1955 acquisì un esclusiva e limitata Porsche 550 Spyder, 110 CV, trazione posteriore, capace di raggiungere i 225 chilometri all’ora, qualcosa di straordinario, all’epoca, con un corpo in alluminio di soli 550 kg che l’ha resa estremamente leggera e diabolicamente difficile da guidare. Forse a causa di questo, Dean la battezzo “Little Bastard”. Il numero di telaio della vettura era 2Z77767, un numero che, secondo alcuni esperti di numerologia, avrebbe portato sfortuna. È interessante notare che, una settimana prima dell’incidente, Dean registrò uno spot televisivo in cui mise in guardia i giovani sui pericoli della velocità. Inoltre la notte prima aveva lasciato il suo gatto all’amica Elizabeth Taylor, la quale ebbe la strana sensazione che qualcosa di brutto stesse per accadere. E così è stato.

Il 30 settembre, subito dopo le riprese di “Gigante”, si avviò con la sua nuova auto in una gara a Salinas, California. Il suo amico Bill Hickman e il suo meccanico Rolf Wütherich erano con lui, metre Sanford Roth, il suo fotografo, li seguiva su un’altra auto. Coincidenza o no, prima di arrivare, Dean aveva voluto testare la macchina visto che per l’occasione aveva trascorso delle ore sulla messa a punto e l’installazione delle cinture di sicurezza. Il suo meccanico gli faceva inoltre da copilota.

Arrivando a un bivio tra i percorsi 41 e 46 nella città di Cholame, California, una Ford Custom Tudor Coupé guidata da Donald Turnupseed, un giovane studente di 23 anni, invase la corsia di Dean ad alta velocità. Egli cercò di schivarlo, ma non ci riusci. Il colpo fu brutale, la Porsche volò via e si schiantò contro un palo. Dean andava alla velocità di 89 chilometri all’ora, dunque stava rispettando i limiti in quella strada. James Dean morì sul colpo con il collo rotto e altre lesioni interne, il suo meccanico, Rolf, fu scaraventato fuori dall’auto, forse è proprio questo che gli salvò la vita cavandosela con una mascella e clavicola rotte. Donald, il conducente della Ford non si era fatto quasi nulla eccetto per il naso rotto rotto e una lussazione della spalla.

Dunque un terribile incidente costò la vita a Dean, ma questo fu solo l’inizio di una serie di eventi che portarono a credere che la vettura “Little Bastard” fosse maledetta. Cominciò a circolare una strana voce che accusò l’ex fidanzata di Dean, Maila Nurmi, conosciuta anche come “la Vampira”, di essere la causa dell’incidente attraverso riti di magia nera, infatti era stata abbandonata dall’attore quando raggiunse una certa notorietà. Anni prima, inoltre, lo stesso Dean dichiarò in un’intervista che l’attrazione provata per quella ragazza era probabilmente causata dalle forze delle tenebre, e che il denaro con la quale aveva acquistato “Little Bastard” era destinato inizialmente alla casa in cui entrambi dovevo andare a vivere. Da qui in poi la macchina porto sfortuna a chiunque cercò di avvicinarsi.

Un famoso restauratore e designer di auto dell’epoca di nome George Barris comprò i resti della Porsche per 2.500 dollari, ma all’arrivo nel suo garage le corde che la tenevano cedettero e i resti di “Little Bastard” schiacciarono le gambe a un suo operaio. L’automobile fu venduta a pezzi. Due delle sue ruote finirono su una macchina da competizione e il giorno della gara i due pneumatici esplosero e l’auto di schiantò lasciando il pilota in coma. Il motore fu venduto a Troy McHenry e il cambio a William Eschrid, entrambi amanti di gare automobilistiche. Durante una di queste competizioni in cui gareggiavano tutti e due, McHenry perse il controllo finendo ad alta velocità contro un albero. Morì sul colpo. Eschrid rimase gravemente ferito durante la stessa gara perdendo il controllo dell’auto in una curva a causa di un guasto meccanico.

Un pomeriggio, un giovane cercò di rubare la macchina per avere un oggetto appartente al grande James. Ma nell’intento di rubare il volante ebbe un incidente così grave che i dottori dovettero amputargli il braccio. Il resto della carrozzeria venne prestata alla polizia che la usò come esempio dei pericoli causati dall’alta velocità. La Porsche era tenuta in un garage privato che una notte prese fuoco e tutte le macchine presenti furono carbonizzate, tranne una, indovinate quale…

Questa automobile era costantemente richiesta da organizzatori di eventi, di gare automobilistiche, da proprietari di musei e campagne per la sensibilizzazione sui pericoli della strada. Puntualmente ad ogni evento succedevano cose strane.

Durante un’esposizione in un museo, la vettura cadde dalla pedana su cui era esposta senza un motivo apparente e ruppe il bacino a un visitatore. Durante uno dei tanti tragitti che “Little Bastard” faceva da un’esposizione all’altra, un’auto colpì il camion che trasportava la Porsche. Come prevedibile i portelloni si aprirono e Little Bastard finì per strada, centrando ed ammazzando sul colpo il guidatore di una terza auto. Nella sua ultima esposizione avvenuta a New Orleans, i sostegni sui quali poggiava la pedana, controllati in maniera rigorosa dagli addetti, avevano dato forfait all’improvviso e, come sempre, senza motivo. La vettura dunque cadde e si rupper in 11 pezzi esatti. Gli organizzatori della campagna ne ebbero abbastanza e decisero di rimandare i rottami a Barris, il prorpietario. L’auto fu caricata su un treno, ma una volta che giunse a destinazione sparì misteriosamente, e da allora non se ne seppe più nulla.

Vivi veloce, muori giovane e sii un bel cadavere

-James Dean

 
 

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CASO 8: Little Bastard – L’auto maledetta

Little Bastard, l’auto maledetta di James Dean. Quale oscuro segreto si cela in questo macabro mistero?

 
 

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