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La Donna Tossica

31 Mar
La Donna Tossica

Quella che vi stiamo per raccontare è una storia vera che è entrata a far parte nel ramo di “Leggenda metropolitana” per la sua stranezza e per l’impossibilità ancora oggi di fornire una spiegazione valida, razionale e soddisfacente.

E’ la storia di una donna 31enne affetta da tumore alla cervice che, la sera del 14 febbraio del 1994, venne portata al pronto soccorso dell’ospedale di Riverdale, nel Sud della California. Il suo nome era Gloria Ramirez.
Il battito cardiaco era accelerato, la pressione del sangue al minimo e il respiro irregolare. I paramedici le iniettarono un mix di sedativi per calmarla e altri farmaci per regolarizzare il battito cardiaco. La donna venne collegata a una maschera per l’ossigeno; ma visto che Gloria non rispondeva, provarono con la defibrillazione. Quando la spogliarono, il personale medico notò una cosa inquietante: che la pelle della paziente era oleosa, e che un odore smile all’aglio fuoriusciva dalla bocca.
Ma le sorprese non finiscono qui. Quando l’infermiera si apprestò a prelevare un campione di sangue per le analisi; mentre la siringa si riempiva, sentì un odore chimico, provò quindi ad annusarla sentendo sorprendentemente un forte e inusuale odore di ammoniaca. Un’altra infermiera, inoltre, notò delle strane particelle brunastre che galleggiavano nel sangue appena prelevato.

All’improvviso, medici e infiermieri che si trovavano nella stanza, uno dopo l’altro cominciarono ad accusare sensazioni di bruciore al volto, nausea, alcuni svennero in preda a fortissime convulsioni. E cosa ancor più inquietante, alcuni di loro, al risveglio, non riuscivano a controllare il nemmeno movimento degli arti.

Venne dichiarato lo stato di emergenza all’interno di tutto l’ospedale e i pazienti furono immediatamente evaquati. La donna, dopo i disperati tentativi dei pochi medici rimasti all’interno, fu dichiarata morta alle 20.50 e il suo corpo fu messo in isolamento.
La stragrande maggioranza dello staff si sentii male quella notte. L’infermiera più gravemente colpita passò due settimane in terapia intensiva, dove soffrì, tra le altre cose, di necrosi vascolare, cioè una patologia per cui il tessuto dell’osso non riceve abbastanza sangue e inizia a morire. La necrosi le attaccò le ginocchia, e la donna dovette usare le stampelle per mesi.

Verso le 23 arrivò una squadra specializzata in materiali tossici e iniziò a cercare il punto d’origine di tutta quella devastazione, ma nella stanza in cui Gloria era morta non si trovò niente di potenzialmente pericoloso. I patologi dell’ospedale, quindi, iniziarono una lunga autopsia sul corpo della donna, dalla quale riemersero con campioni di sangue e tessuti. Inizialmente le analisi del coroner non portarono a conclusioni determinanti, così venne chiesto l’aiuto al centro di studi forensi che avrebbe analizzato il sangue e i tessuti di cuore, polmoni, cervello, reni e fegato di Gloria. Furono trovato degli elementi che però non avrebbero potuto da soli spiegare i mancamenti e le malattie sviluppate da quelli che erano stati a contatto con Gloria al pronto soccorso. Nonostante le inusuali scoperte, dunque, l’inchiesta era arrivata a un punto morto.

Durante una conferenza stampa si comunicò che la causa di morte ufficiale di Gloria era stata aritmia cardiaca provocata dal collasso dei reni, stremati dal tumore della cervice. Dunque il malessere del team del pronto soccorso rimaneva inspiegabile. Tutto questo spinse a declassare la faccenda come isteria di massa, scatenata forse dall’ ”odore di morte”, come venne definito, del sangue della paziente. Ma questa conclusione scatenò l’ira di chi, tra pazienti e medici, aveva accusato i sintomi descritti.
Fu così che si prese in esame un’altra pista: il colpevole poteva essere il DMSO, ossia un gel usato come rimedio contro i dolori cronici, e probabilmente Gloria ne aveva fatto pesantemente uso per alleviare i lancinanti dolori del tumore. Il DMSO reagisce all’ossigeno formando il Dimetilsolfone (uno degli elementi trovati in altissima concentrazione durante l’autopsia), noi però sappiamo che quando la donna era stata raccolta dall’ambulanza, i paramedici avevano cercato di mantenerla in vita premendole sul viso una maschera a ossigeno, ma cosa si ottiene aggiungendo un’altra molecola di questo elemento? La risposta è: Dimetilsolfato, i cui effetti possono essere devastanti e corrispondono ai sintomi riportati dallo staff medico ad esclusione di nausea e vomito.
Secondo gli scienziati, alcune molecole di Dimetilsolfone, trovate nel sangue di Gloria, si sarebbero rotte, unendosi ai solfati presenti naturalmente nell’organismo, formando il Dimetilsolfato. Quando l’infermiera effettuò il prelievo di sangue su Gloria, la siringa si riempi di Dimetilsolfato, alcune molecole del quale fuoriuscirono dalla siringa e avvelenarono lo staff dell’ospedale.
Questa spiegazione scatenò pareri molto contrastanti nella comunità scientifica: alcuni ne rimasero totalmente convinti, altri sottolinearono che il Dimetilsolfone di solito non si “spezza” all’interno del corpo e che gli effetti del Dimetilsolfato si vedono solamente dopo parecchie ore.

Gloria fu seppellita all’Olivewood Memorial Park di Riverside in una tomba senza nome, portando con sé quello che, ancora oggi, rimane uno dei misteri più controversi nella storia della medicina.

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